Avellino

Accattonaggio selvaggio, minacce e danneggiamenti, situazione ad alta tensione ad Avellino in contrada Scrofeta. Appello urgente alle forze dell'ordine dal Centro Commerciale Partenio. E' di pochi giorni fa l'ultimo esposto presentato in Questura ad Avellino per denunciare una situazione davvero assurda e pericolosa che si trascina da più di due anni senza soluzione. 

"Il Centro Commerciale Partenio da ormai oltre due anni è frequentato da persone di colore che all'uscita dei negozi o nel parcheggio chiedono l'elemosina ai clienti. Questa situazione - si legge nell'esposto - nei primi tempi accettata pacificamente, è diventata ormai insostenibile.

Sono frequenti le occasioni in cui i clienti non intendono lasciare alcuna offerta e le richieste dei vari mendicanti sono divenute tanto insistenti da travalicare la normale tolleranza per diventare oltremodo moleste. Inoltre numerosi clienti si sono lamentati presso gli esercizi del Centro Commerciale che da quando ci sono le persone che chiedono l'elemosina, le autovetture parcheggiate nell'area antistante la struttura sono oggetto di  atti di vandalismo quali ad esempio rigature e scritte. Addirittura la scorsa estate sono stati utilizzati gli spazi verdi in prossimità del centro commerciale per stendere i propri indumenti e dormire. In data 07.08.2015 attraverso il legale di fiducia Rocco Cantelmo del Centro Commerciale è stata depositato ai carabinieri, un atto di denuncia querela con riferimento ad episodi di minaccia e danneggiamento ad opera di extracomunitari. Il sindaco di Avellino ha espressamente vietato tali forme di accattonaggio demandando alle forze dell'ordine e alla polizia municipale il compito di far osservare tale disposizione.

Della vicenda è stata informata anche la Procura della Repubblica di Avellino. E in data 27.04.2017 la Procura Generale di Napoli. Ad oggi la situazione non è risolta ed anzi, in assenza di un intervento delle autorità si è ulteriormente aggravata. Numerose sono le denunce presentate dai clienti del supermercato Decò per segnalare episodi di violenza e danneggiamento."

Inizialmente quest’attività illecita era svolta quasi esclusivamente dai nomadi di origine rom, soprattutto donne e minori, ma recentemente si è allargata anche ad altre etnie. Sul sito ufficiale della Polizia di Stato viene illustrato così il fenomeno:

Si chiama "accattonaggio" e nel nostro Paese rappresenta la più tradizionale forma di profitto attraverso l'"utilizzo" dei minori. Il problema, già emerso alla metà degli anni Ottanta, in Italia ha coinvolto inizialmente i piccoli nomadi di origine Rom, allargandosi rapidamente a quelli marocchini e dell'Est europeo. Con una distinzione: a differenza degli slavi di ceppo Rom, i minorenni di etnia albanese e rumena vengono "affidati" dalle proprie famiglie a organizzazioni criminali che si occupano della loro "collocazione" in Italia. Un business che sta crescendo, sia per l'aumento dei flussi migratori, sia per i margini di guadagno: ogni bambino può rendere circa 100 euro al giorno.

Nuovi strumenti per combattere lo sfruttamento dei minori sono offerti dalla legge 11 agosto 2003 numero 228, intitolata "Misure contro la tratta delle persone" che ha aggiornato il reato previsto dall'articolo 600 del codice penale, ora definito "Riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù". Questa norma punisce chiunque eserciti su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà o lo tenga in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni sessuali o lavorative, tra cui anche l'accattonaggio. La pena prevista è la reclusione da 8 a 20 anni, aumentata di un terzo se i fatti commessi sono in danno di minori.

La Polizia di Stato e le Forze dell'ordine puntano, oltre che sulla repressione, soprattutto sulla prevenzione: utili sono risultate le iniziative contro la dispersione scolastica e per combattere le situazioni di marginalità sociale. Anche perché l'azione di repressione contro gli sfruttatori non sempre fornisce risposte adeguate nei confronti della vittima: carenza di strutture o istituti, ostilità delle famiglie di origine dei ragazzi, loro stessi spesso restii alla vita di istituto.

Dal punto di vista statistico, i dati disponibili non forniscono un quadro completo del fenomeno, offrono delle indicazioni importanti, ma non esaustive.

Una situazione quella di Avellino che ne siamo certi verrà affrontata con immediatezza e determinazione dal Questore Luigi Botte onde evitare che possa davvero sfociare in conseguenze ancora più gravi. Tale fenomeno sta interessando anche Ariano Irpino davanti al Supermercato Decò di Rione Martiri a giorni alterni  e nel Rione Cardito in via Fontanangelica all'ingresso di un bar tavola calda e negozi fortunatamente qui senza minacce e danneggiamenti. Sulla questione è già intervenuto Anselmo La Manna, Comitato Tutela del Territorio invitando le forze dell'ordine a non sottovalutare il fenomeno. 

Gianni Vigoroso