Salerno

La premessa è d'obbligo: a nostro avviso è assolutamente esagerato recriminare per i due punti persi ieri pomeriggio contro il Frosinone. Tutti, alla vigilia del doppio confronto con l'Avellino e con i ciociari, avremmo firmato per portare a casa una vittoria ed un pareggio, per di più in una serie B di livello superiore rispetto alle stagioni precedenti e nella quale è davvero difficile trovare la continuità necessaria per scalare posizioni in classifica. Aver tenuto testa a un'autentica corazzata destinata a lottare fino in fondo per il primo posto (e che l'anno scorso, con una rosa molto simile, dopo 45 minuti vinceva 3-0 all'Arechi nonostante la presenza in campo di Coda, Gomis e Donnarumma) rappresenta un segnale di crescita evidente da parte di un gruppo forse più forte di quanto non dica attualmente un apparentemente anonimo decimo posto. Che poi, come accaduto a Parma, in 11 contro 10 si potesse osare è un altro discorso, ma tutte le argomentazioni tattiche o le analisi dei tifosi si sciolgono come neve al sole se ricordiamo che, in realtà, Bocalon la palla del 2-0 l'ha avuta e se l'è divorata clamorosamente confermando di attraversare un momento assai negativo. 

Dal punto di vista tattico, la Salernitana è scesa in campo con lo stesso modulo visto ad Avellino- 3-4-3- ma con caratteristiche diverse. Se in irpinia si preferì un centrocampo totalmente dedito all'interdizione, ieri Bollini, pur contro un Frosinone ricco di aibli palleggiatori, si è affidato a due registi come SIgnorelli e Ricci, molto bravi palla al piede, ma in sofferenza in fase di non possesso. Davanti ai tre difensori (Mantovani, Schiavi e Bernardini) hanno trovato spazio a Kiyine e Vitale esterni e al terzetto offensivo Rosina-Sprocati-Bocalon, al rientro dal primo minuto anche a causa dell'infortunio di Rodriguez. Il Frosinone, dal punto di vista tecnico e fisico nettamente superiore, ha risposto con uno schema analogo. terzetto difensivo possente e di esperienza (davvero bravi Ariaudo e Terranova), esterni di gamba e copertura (Ciofani e Crivello), Soddimo a spaziare su tutto il fronte offensivo per non dare punti di riferimento agli avversari, Ciano a supporto di Daniel Ciofani. I primi 20 minuti sono tutti di marca gialloblu, del resto il pallone sanguinoso perso da Signorelli sulla propria trequarti dopo 25 secondi lasciava già presagire un pomeriggio di sofferenza. L'equiboco tattico era evidente: Kiyine, che nasce fantasista, faticava da esterno basso di destra e lo stesso Signorelli, per non lasciarlo da solo contro tre avversari, era costretto ad allargarsi lasciando un'autentica voragine al centro del campo. 

Non a caso il Frosinone arrivava a ridosso dell'area di rigore quando e come voleva, sfruttando la diligenza tattica degli esterni, la capacità della difesa di tenere il baricentro alto giocando d'anticipo con eleganza e di Soddimo di sfornare palloni ai compagni di reparto. Di occasioni gli ospiti ne avevano almeno tre, potevano esserne molte di più se Schiavi, Bernardini e Mantovani non avessero sfornato una prestazione di ottimo livello costringendo un rapace d'area di rigore come Ciofani ad abbassarsi progressivamente e con frequenza sulla linea di metà campo a caccia di palloni giocabili. E la Salernitana? Poca densità in mezzo al campo, costante inferiorità numerica e grandi difficoltà di Bocalon a far salire la squadra giocando di sponda. Qui è necessaria una sottolineatura: Bocalon, per caratteristiche, non è Coda e chiedergli di svoglere gli stessi compiti rischia soltanto di creargli ulteriori difficoltà.Va detto, però, che anche in area non è sembrato lucidissimo: quando Sprocati, al 30', ha saltato l'avversario crossando perfettamente al centro, l'ex Alessandria si è mosso sul secondo palo al posto di tagliare verso il primo.

Premiata la scelta di Longo di tenere le tre punte anche in 10 contro 11

A quel punto, a causa dell'irrisoria pericolosità offensiva e del palleggio indisturbato del Frosinone dalle retrovie, Bollini chiedeva a Rosina di fungere più da trequartista e di posizionarsi alle spalle delle punte, con risultati discreti e qualche pericolosa seconda palla recuperata. Proprio quando lo 0-0 sembrava scritto, ecco l'episodio favorevole: corner calciato proprio da Rosina, respinta goffa di Ariaudo per l'accorrente Sprocati, cui tiro destinato al fondo veniva corretto in rete da Schiavi con un tocco imprendibile. Nella ripresa, ancor di più dopo l'espulsione di Brighenti, la Salernitana dava vita a 15 minuti spettacolari e di grande organizzazione corale, merito anche della scelta del tecnico di alzare gli esterni e di svincolare Kiyine da compiti prettamente difensivi, svolti comunque con diligenza e spirito di sacrificio. Il 2-0 sembrava cosa fatta quando Vitale, servito in corridoio da Sprocati, scodellava al centro per il liberissimo Bocalon, cui conclusione risultava debole per l'incredulo Bardi. La domanda dei tifosi era sempre la stessa: perchè non osare di più in superiorità numerica, rischiando di ripetere lo stesso errore di Parma? Il mister, consapevole dei limiti della sua squadra e dello strapotere dell'avversario, ragionava con maggiore lucidità e preferiva guardarsi la castagna spiazzato anche dall'intelligente e audace mossa di Longo di mantenere le tre punte in campo senza stravolgere gli equilibri.

Chi provava a cambiare qualcosa era la Salernitana, con Rossi e Odjer al posto di Signorelli e Bocalon, ma con un Rosina evidentemente stanco e sosttiuito con colpevole ritardo. Con Citro e Matarese, però, Longo riprendeva in mano la partita pareggiandola fortunosamente, ma con merito a 15 minuti dalla fine: batti e ribatti nell'area di rigore granata, pallone sui piedi di Crivello dopo una carambola incredibile e 1-1 inevitabile per Radunovic. Chi si aspettava l'assalto finale della Salerntiana restava deluso, anzi il Frosinone, in contropiede, rischiava addirittura di vincerla proprio con Matarese, con conclusione faceva la barba al palo tra i brividi dei tifosi sugli spalti. Per i granata, gol compreso, soltanto tre tiri in porta e una certa prevedibilità offensiva, con il solo Sprocati a garantire quel cambio di marcia che stavolta non è bastato per vincere e regalarsi un pomeriggio di festa. A nostro avviso, però, va bene così: sbilanciarsi troppo contro un Frosinone del genere avrebbe creato rischi concreti anche in superiorità numerica.

Gaetano Ferraiuolo