di Marco Festa
Terza sconfitta consecutiva, terza rimonta subita di fila. L’Avellino, che ieri ha pagato dazio a Pescara, si ritrova a fare i conti con un loop tutt’altro che piacevole ed incoraggiante. Di certo non casuale. Tre indizi fanno una prova, così come il 19 gol subiti in dieci giornate di campionato: quasi due a partita; nemmeno nella stagione 2015/2016, con Tesser e l’interregno Marcolin, chiusa con lo sgradevole record di difesa più perforata della Serie B, il numero di reti incassate (16) era stato così alto a metà del girone di andata. Questione di equilibri, che i lupi, che finora non hanno mai chiuso un match senza raccogliere il pallone in fondo al proprio sacco, stentano palesemente a raggiungere in maniera stabile; complici anche stanchezza ed acciacchi, accumulati dagli interpreti più utilizzati. Il turnover, che con l’andare delle giornate si è oggettivamente ridotto, può essere il punto da cui ripartire. Ed è in ogni caso dietro l’angolo. Non c’è infatti tempo di contemplare ciò che è accaduto: martedì sera arriva la Pro Vercelli. Vietato sbagliare. L’unica cosa che conta è tornare a muovere la classifica trovando celeri ed efficaci correttivi. Non ci sarà Morosini, che sembrava destinato ad un rapido rientro in seguito all’infortunio contro l’Empoli e che ora invece preoccupa. Dentro forze fresche dalla panchina, anche per tornare a coinvolgere gli interpreti finiti nel dimenticatoio. Occhio pure al capitolo modulo. Rosa alla mano c’è l’opzione 3-5-2, provato nel corso del ritiro di Cascia: potrebbe essere la chiave di volta per tappare i buchi di una retroguardia colabrodo e liberare slot per chi ha, per il momento, trovato poco spazio. Cambiare è l’imperativo: marcia, rendimento e pure le proprie convinzioni, se non sono foriere di risultati positivi. L’Avellino è a un bivio. Novellino pure.