Benevento

“Avvocà, chesta è 'na cattiveria", ha detto in dialetto napoletano al legale d'ufficio che gli è andato incontro. “Voglio farmi 20 anni di galera per altri reati, ma non per questo. E' 'na schifezza”, gli ha ripetuto mentre, manette ai polsi, la polizia penitenziaria lo accompagnava nella stanza del gip Flavio Cusani. Dove ha incrociato lo sguardo di chi lo ha accusato di averne abusato sessualmente. Un'accusa contestata ad un 40enne partenopeo, lanciata da un 30enne di Benevento, anch'egli detenuto al pari dell'indagato.

Si sono ritrovati questa mattina, a distanza di mesi. Sono ospiti di due distinte strutture penitenziarie, ma la vicenda per la quale sono comparsi in Tribunale, a Benevento, si sarebbe verificata nella casa circondariale di contrada Capodimonte, nella quale erano rinchiusi all'epoca dei fatti. Risalgono allo scorso 13 luglio, la presunta parte offesa li ha ripercorsi dinanzi al giudice nel corso dell'incidente probatorio chiesto dal pm Marcella Pizzillo per acquisire la prova prima del dibattimento.

Lui, il 40enne – è stato assistito dall'avvocato Nico Salomone, in sostituzione del collega Vincenzo Gallo -, ha ascoltato quelle pesanti parole sul suo conto. Rispondendo alle domande, il 30enne ha spiegato di aver scelto di stare in cella con lui perchè erano amici. Si fidava, ecco perchè era rimasto turbato quando l'altro, quel giorno d'estate, gli aveva riservato le sue 'attenzioni'. L'avrebbe fatto in due distinti momenti, in serata, nonostante il tentativo di resistenza del più giovane. Che quelle condotte le aveva denunciate il giorno successivo, dando il là all'attività investigativa della polizia penitenziaria.

E' davvero andata così o il 30enne era consenziente – negli istituti di reclusione certe pratiche non sono certo una novità- e tutto è, dunque, solo “na cattiveria”?

Esp