Avellino

 

di Marco Festa

Evidentemente - volendo sdrammatizzare - la pioggia e le partite in serale appannano la vista all'arbitro Federico La Penna della sezione di Roma 1. Dal 25 marzo 2014 a ieri sera; da CarpiAvellino a PerugiaAvellino. Uno sgradevole déjà vu. Sviste notturne sotto forma di due rigori contro i biancoverdi per tocchi di braccio fantasma (all'epoca di Arini, stavolta di Molina, ndr). Stesso punteggio finale (1-1). Un'unica differenza: il centro di Cerri (contro quello che era l'Avellino di Rastelli, il penalty fu fallito da Memushaj). Tant'è. E dunque, La Penna e proprio Rastelli nel destino per l'Avellino, che si è risvegliato, dopo il comunque incoraggiante pari strappato al “Curi”, ripensando all'errore del direttore di gara - che per onor del vero ha invece sorvolato su un altro paio di episodi dubbi in area di rigore irpina - e rivedendosi in quella squadra allenata dall'ora ex tecnico del Cagliari.

Il 3-5-2 di rastelliana memoria sembra calzare a pennello pure all'Avellino di Novellino, che, da par suo, ha compiuto l'apprezzabile sforzo, a 64 anni suonati, di mettere da parte la sua amata linea a quattro difensiva - e i successi costruiti in carriera col suo fidato 4-4-2 – per l'unica cosa che contava davvero: trovare, ritrovare equilibri per la sua squadra, che ha nel contempo fatto un figurone, col nuovo abito tattico, mettendoci personalità, determinazione e cattiveria agonistica. Un atteggiamento che è piaciuto e non poco ai tifosi, stoici nel superare la traversia della viabilità interrotta dal ribaltamento di un'autocisterna tra Ceprano e Frosinone e nello sfidare le intemperie atmosferiche pur di spingere D'Angelo e compagni a un risultato positivo. Un pari prezioso, che profuma di svolta ancor più del successo casalingo contro la Pro Vercelli. Da domani si pensa alla Virtus Entella. Per rimanere in tema, come diceva Brandon Lee ne “Il corvo”: “Non può piovere per sempre.”