Un anno fa l'imputazione coatta decisa dal gip Maria Ilaria Romano, che aveva detto no alla nuova richiesta di archiviazione della Procura, ora il rinvio a giudizio. L'ha disposto il gup Loredana Camerlengo, che ha spedito a processo – inizierà il 13 aprile del prossimo anno – la dottoressa Marisa Panella (avvocato Vittorio Fucci), chiamata in causa per la morte di una 60enne di Moiano, avvenuta nella notte tra il 20 ed il 21 aprile del 2013.
L'indagine era stata avviata dopo la denuncia dei parenti della donna – sono rappresentati dall'avvocato Sergio Rando –, secondo i quali il decesso sarebbe stato determinato da un infarto causato da uno choc anafilattico scatenato da un antibiotico che la professionista le avrebbe prescritto nonostante, a loro dire, fosse a conoscenza dell’intolleranza al principio attivo del farmaco.
Quella di questa mattina è l'ennesima tappa di una storia di cui Ottopagine aveva già dato conto all'epoca della morte della paziente, registrata presso l'ospedale di Sant'Agata dei Goti. Dove la 60enne era arrivata d’urgenza per un malore che aveva accusato dopo aver assunto, per un problema ai denti che spesso la tormentava, una compressa di Augmentin. Inutile ogni soccorso, il suo cuore aveva cessato di battere per sempre. Infarto inferiore miocardico, choc anafilattico: questa la diagnosi dei sanitari, ai quali i familiari avevano riferito di un episodio accaduto a fine dicembre del 2012. Quando lei, per la solita odontalgia, aveva ingerito una compressa di ‘Amoxicillina e Acido clavulanico’ (farmaco generico dell’Augmentin) e si era sentita male. Era stata trasportata al Fatebenefratelli, dove le era stato accertato uno choc anafilattico da farmaco. Secondo i figli, una volta rientrata a casa, avrebbe informato il suo medico di base di ciò che le era capitato.
Poichè aveva nuovamente dolore ai denti, a febbraio era ritornata presso lo studio della dottoressa, che le avrebbe prescritto l’Augmentin. Un antibiotico che aveva però utilizzato, visto che le sue condizioni erano nel frattempo migliorate, soltanto la sera del 20 aprile, allorchè la sintomatologia era ricomparsa. A seguire, la nuova crisi e il decesso. Una morte dovuta, secondo i congiunti, ad una reazione allergica ai principi attivi dell’Augmentin: amoxicillina e acido clavulanico. Un farmaco che il medico, se davvero era a conoscenza dell’intolleranza della paziente, non avrebbe mai dovuto ordinare.
L'inchiesta era sfociata in una prima proposta di archiviazione respinta dal gip, che nel luglio 2015 aveva ordinato altri sei mesi di attività investigativa. Di qui una consulenza collegiale affidata dalla Procura a tre specialisti - i professori Fernando Panarese, Giuseppe Spadaro e Carmine Morisco – le cui valutazioni avevano indotto il Pm a reiterare la richiesta di archiviazione; in particolare, sulla scorta delle conclusioni dell'allergologo e del cardiologo, che avevano escluso lo choc anafilattico, che avrebbe comportato una tachicardia (frequenza cardiaca accelerata) e non l'accertata bradicardia (ritmo cardiaco diminuito); sostenendo, dunque, che la morte era arrivata per un infarto.
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