Napoli

Dovevano uccidere Pierino Esposito, il ras della Sanità che li aveva sfidati, o chi dei suoi ragazzi aveva osato, poche ore prima, andare a sparare sotto casa di un fedelissimo del clan di Miano. Per questo ci fu quella stesa in cui morì Genny Cesarano, un innocente, quel maledetto 6 settembre 2015.

Genny, 17 anni, venne ucciso per errore sotto la pioggia dei 24 proiettili esplosi dai killer del clan Lo Russo. Ieri anche altri due imputati hanno confessato in aula, chiedendo perdono al padre, ai parenti di quel ragazzino.

Luigi Cutarelli che ha ammesso: «Quella notte facemmo una stesa, non doveva succedere, non doveva morire quel ragazzo». «Spero che un giorno possiate perdonarmi» ha aggiunto, rivolgendo lo sguardo oltre le sbarre del gabbiotto dell'aula dove era recluso, verso il papà di Genny che, affiancato dall'avvocato Marco Campora, ha assistito a ogni udienza. «Loro mi chiedono perdono, la mia testa è altrove - ha detto il padre di Genny -. Penso sempre a Genny. La mia vita è distrutta. Spero che non accada ad altri quanto successo al mio adorato figlio, a noi tutti. Spero che a Napoli non si spari e uccida più».

Siep