di Andrea Fantucchio
«Quando abbiamo bloccato il ragazzo a terra, lui ha provato a dimenarsi, scalciando ci ha colpito. Francamente, non credo volesse farci male, ma solo riuscire a sottrarsi al controllo. Era mingherlino e sgusciante». Non ha risparmiato particolari il vicequestore di Avellino, Elio Iannuzzi, quando questa mattina in aula ha raccontato di quel 1 febbraio 2012. Durante il processo a carico di N.D.G, 35 anni, di Atripalda, accusato di resistenza a pubblico ufficiale.
Quel giorno di febbraio era in programma, allo stadio “Partenio Lombardi” di Avellino, la finale di coppa Italia dilettanti fra Agropoli e Savoia. La Digos aveva disposto un servizio d'ordine straordinario per l'acerrima e storica rivalità fra Avellino e Savoia. Erano stati impiegati gli agenti della sezione volanti, diretta proprio da Iannuzzi.
Alle 14.00 era arrivata una chiamata in Questura da una pizzeria di via Carducci.
«Venite, ci sono dei tifosi del Savoia chiusi in cucina. Fuori tre avellinesi che li minacciano».
Unico dato per riconoscere i presunti aggressori: capelli rasati e sciarpe biancoverdi.
Iannuzzi e un collega avevano rincorso e poi bloccato un uomo che sembrava corrispondere all'identikit: era N.D.G.
Il giudice Luigi Buono ha chiesto dettagli sul “placcaggio”.
«Era a terra, disteso e provava a scalciare. Non credo volesse colpirci, solo liberarsi», ha chiarito il teste.
A questo punto l'avvocato Gerardo Santamaria ha incalzato il vicequestore chiedendo spiegazioni sul riconoscimento: «Il mio cliente, in seguito alle indagini, è stato riconosciuto come uno degli aggressori della pizzeria?».
«No – ha risposto Iannuzzi – non era uno degli aggressori. Chiaro che noi non potessimo saperlo: aveva i capelli rasati e corrispondeva all'identikit fornito dai tifosi del Savoia».
Le vittime, in Questura, non avevano poi riconosciuto N.D.G.
Inoltre non era stata trovata alcuna sciarpa biancoverde durante la perquisizione personale a carico del sospettato.
Si torna in aula il prossimo 8 giugno: quando saranno ascoltati l'imputato e un altro uomo che era stato inseguito dagli agenti quel giorno. Anche lui non è poi stato riconosciuto come uno degli aggressori. Seguiranno la requisitoria del pm e l'arringa del difensore, prima che il giudice emetta la sentenza.