Benevento

In qualità di “inaudita altera parte”, gli eredi di A.C. di Solopaca chiedono di poter intervenire sulla vicenda giudiziaria che da trent'anni tiene legato al tribunale di Benevento il 96enne Ruggiero D'Onofrio, della quale avevamo dato conto alcuni giorni fa per la particolarità statistica e la veneranda età di uno degli attori e non certamente non per assumere l'onere di sostenere una delle tesi contrapposte in giudizio.

Giacché richiesto e tentando di non contribuire ad aggiungere complessità ad una matassa legale di difficile comprensione diamo volentieri conto, per via sintentica, dei dettagli fornitici dai signori A.D.V, R.C. E M.C. tutti a vario titolo finiti nel contenzioso.

Ruggiero D'Onofrio ha intentato la causa madre contro una persona che, attualmente, non è più proprietaria dell'immobile. Nel 2005 quella causa (sentenza N.149) ha avuto definizione con obblighi a carico del soccombente ex proprietario dell'immobile. Quando, nel 2008, questa sentenza è stata portata in esecuzione, l'immobile in questione aveva cambiato proprietà.

A.C. finito nell'esecuzione perché ritenuto nuovo proprietario in realtà nel 2006, con atto notarile, aveva provveduto a cederla. Intanto, il procedimento è andato avanti nel tentativo di chiarire chi, se e quando dovesse dare corso alla sentenza del 2005. Il decesso di A.C., avvenuto nel 2016, ha modificato nuovamente il quadro giuridico di riferimento.

Ruggiero D'Onofrio in forza di quella sentenza chiama in causa, ritenendoli eredi e quindi responsabili in solido, A.D.V, R.C. e M.C. Loro, al contrario, si protestano estranei alla vicenda perché non eredi del bene e perché non sottoscrittori di alcun obbligo cui la sentenza del 2005 faceva riferimento.

Su tutto questo dovrà esprimersi l'8 febbraio prossimo, Giuseppe Puorto, giudice dell'esecuzione del tribunale di Benevento.

Da parte nostra confermiamo che la prima carta scritta di questo processo risale all'11 aprile del 1987 (trent'anni). Così come descritto nella sentenza del 2005 l'abuso c'è. Avendo dato conto di procedimenti in corso appare pacifico che ci si trovi di fronte a parti e controparti, che si evolveranno in torti e ragioni e non con il rilascio di patenti di buoni o cattivi ancor meno di criminali. Per quant'altro non chiarito, siamo a disposizione delle parti.