Avellino

 

di Simonetta Ieppariello

Tragedia sfiorata in piazza Kennedy. Fiamme nel ricovero di un senzatetto, in pieno centro ad Avellino. Un rogo, si teme, appiccato da qualcuno che avrebbe lanciato una bottiglia di liquido infiammabile all'interno della veranda della casetta, dove ha trovato riparo un senzatetto straniero, che era avvolto da coperte e cartoni per il freddo. O forse le fiamme potrebbero essere partite a causa da una sigaretta lasciata accesa  dall'uomo, che si era sistemato all'interno. E il dramma non si è consumato, solo per poco. 

Storie di ordinario degrado direttamente dal centro città.  Decisivo per le sorti dell’uomo, un ucraino di circa 40 anni di nome Holeg,  l’intervento di una connazionale, Natasha. La donna ha notato fumo e fiamme fuoriscire dal casotto di legno e ha tratto fuori l’uomo che a quanto pare, in evidente stato di ubriachezza, era forse stordito e non si sarebbe accorto di nulla. 

La donna ha dato l'allarme. Sul posto i vigili urbani sono arrivati tempestivamente e hanno usato un estintore per spegnere le fiamme. Lievi ferite per il malcapitato, che ha riportato ustioni agli arti inferiori. Solo il caso ha evitato il peggio. Indagini in corso per risalire all'esatta causa del rogo. La polizia scientifica ha effettuato i rilievi. Potrebbe trattarsi, secondo una prima ipotesi, di un gesto volontario di ignoti. Qualcuno avrebbe parlato di tre ragazzini che avrebbero lanciato qualcosa all'interno, prima che le fiamme iniziassero a propagarsi. 

Insieme ad Holeg si trovava Sergio, altro senza tetto noto in Città. 

E nella mente degli avellinesi torna la triste vicenda di Angelo Lanzaro, morto di freddo lo scorso gennaio nel giorno dell'Epifania nel Mercatone. La zona di piazza Kennedy e il suo Parco è da tempo terra di nessuno. Quella casetta più volte è diventata una casa per chi un tetto non ce l'ha. Meta ambita per i clochard rispetto ad altre zone, come quel maledetto Mercatone, divenuto il simbolo del degrado ad Avellino. I residenti hanno sempre invocato maggiori controlli e sicurezza. Il parco urbano è ormai zona di bivacchi e ritrovi tra persone di ogni genere, è diventata una zona franca, per troppi.

I rilievi chiariranno l’accaduto su quanto successo.

Ma intanto da mesi la situazione di piazza Kennedy e il suo parco sono al centro di richieste di aiuto. Di chi cerca di tornare a vivere e non è più invisibile vivendo e accampandosi in zona, e dei cittadini che assistono a quanto accade, ad altri. 

Sergio, un altro clochard che pare condividesse quella casetta con Holeg e si è salvato. Anche lui da mesi dorme lì. Cinque anni di vita in strada. Dal 2013 la sua vita è cambiata improvvisamente.

Un lento peregrinare tra strutture abbandonate aspettando l’inverno sperando di sopravvivere. Ha dormito all'ex Gil, nel Mercatone, nei parchi, sulle panchine.(Clicca per seguire l'intervista rilasciata a settembre a Ottochannel tv da Sergio)

Invisibile per tutti. Non per chi come lui vive ai margini. C'è un popolo che marcia per le strade invocando aiuto. Sono loro, i senzatetto. Storie di ordinaria disperazione. Vite al limite, vite ai margini. Percorsi umani che all'improvviso si spezzano. 

I suoi occhi grandi e verdi li abbiamo visti gonfi di lacrime e disperazione la mattina della scorsa Epifania, quando chiamò i soccorsi perchè il suo amico Angelo Lanzaro era morto nel ricovero che allora si erano ricavati nel Mercatone. Raccontò alle nostre telecamere il dramma di una notte di inverno. Il saluto quella sera prima, l'ultima sera fumata intorno ad un fuoco acceso per riscaldarsi. Quel giaciglio ricavato in un box nel ventre del gigante malato e quell'alba di lacrime, quando Angelo era freddo, morto.

«Ho paura dell'inverno che arriva. Ho paura di vivere un altro inverno in strada». Il suo appello affidato ai cronisti, più volte.