Napoli

 

di Simonetta Ieppariello

Il viaggio. L'ultimo. Dalla cella alla tomba. La salma di Totò Riina è arrivata a Corleone.

Un lungo viaggio via terra per il capo dei capi, dopo anni di carcere al 41 bis. Poi l'arrivo in Sicilia. La partenza ieri mattina 9 e 20 l'istituto di Medicina legale di Parma, dov'era custodito da sabato scorso.

Poi, l'arrivo a Napoli dove il carro scortato con ovvie misure di sicurezza si è imbarcato per arrivare via mare nel paese fortino del boss, Corleone. L'approdo a Palermo del carro che è stato accompagnato da un'auto della polizia e dai familiari.

Le misure di controllo e sicurezza preventiva sono state straordinarie. Il feretro è arrivato al cimitero di Corleone in una città blindata dai militari: intorno al camposanto di via Guardia, che è rimasto chiuso nelle ultime 48 ore, transenne, divieti di sosta e pattuglie di forze dell'ordine. Tutto intorno l'anello dei cronisti assiepati pronti a scattare foto. Atteso prima via terra e poi in aereo, alla fine il feretro di Totò Riina è arrivato a sorpresa via mare.

Un’elegante cassa in mogano, e sopra una targa dorata con il nome, la data di nascita e di morte, e un grande Cristo in Croce in ottone. A scortare la salma ci sono state la moglie, Ninetta Bagarella, la figlia Maria Concetta, l’altra figlia Lucia, il marito di Lucia, Vincenzo Bello.

Intanto ieri mentre il boss, la salma del capo dei capi, era in viaggio carabinieri del Ros e quelli del Comando provinciale di Palermo hanno smantellato la cosca di Santa Maria del Gesù. Tra i 27 uomini d'onore arrestati, anche alcuni ex fedelissimi di Bontate, e poi di Riina.Totò Riina è stato seppellito insieme ai segreti indicibili della stagione stragista.

Non si terrà il rito religioso.

La scomunica dei mafiosi decisa da Papa Giovanni Paolo II, nel 1993, lo vieta. “Al più una benedizione, se mi sarà chiesto dai familiari”, ha detto fra Giuseppe Gentile, parroco della chiesa di Santa Maria delle Grazie, lo stesso sacerdote che ha celebrato le nozze di Lucia Riina, la minore dei quattro figli del boss.

Il capomafia verrà sepolto nella tomba della sua famiglia. “Riina-Rizzo”, si legge sulla lapide.

A pochi metri c’è quella di Bernardo Provenzano, boss che con lui scalò i vertici di Cosa Nostra e fece di Corleone la capitale della mafia. Luciano Liggio, il suo “maestro”, è sepolto qualche metro più in là, e sempre a breve distanza riposa Placido Rizzotto, sindacalista che la ferocia dei boss corleonesi l’ha pagata con la vita. Bene e male insieme nello stesso luogo.