Salerno

In fondo ieri pomeriggio lo abbiamo pensato un po' tutti: prima o poi doveva succedere. La bella e arrembante Salernitana ammirata fino a questo momento incappa nella classica giornata storta e perde meritatamente contro una delle squadre più in forma del campionato e che, come ha detto anche un allenatore esperto e preparato come Tedino, potrà dire la sua fino al termine della stagione per i play off. Si è visto sin dai primi 20 minuti- e in realtà anche dopo l'1-1 di Pucino- che non era la solita squadra arcigna, combattiva e determinata delle scorse settimane, merito di un avversario di qualità, ben messo in campo e sostenuto da una società organizzata e lungimirante. Certo è che quello stadio si rivela ancora una volta una trappola per la Salernitana, abituata a giocare con l'urlo di 10-12mila "assatanati" e ieri incapace di calarsi in un contesto ambientale completamente diverso e che tante squadre anche di caratura superiore hanno pagato a caro prezzo. Peccato che i circa 400 irriducibili assiepati nel settore ospiti siano dovuti tornare a casa influenzati e rammaricati, ma sono le stesse persone che sabato prossimo partiranno per Brescia con entusiasmo ancora maggiore e con la voglia di riprendersi quanto perso ieri pomeriggio.

Nessun dramma, come detto. Una gara storta dopo dodici settimane a rincorrere con emergenza totale in ogni reparto era il minimo che potesse succedere e attaccare ora questo o quel personaggio sarebbe semplicemente ridicolo. Questa è la stessa Salernitana che ha espugnato Avellino, che ha battuto l'Empoli, che ha pareggiato in 10 a Cesena, che ha fatto sognare una tifoseria che, zoccolo duro a parte, stenta a vivere questa stagione con il trasporto emotivo che meriterebbe. I nostri giudizi non cambiano: torneo livellato verso l'alto in cui i granata possono assolutamente dire la loro per le prime otto posizioni, soprattutto ora che rientreranno alla base calciatori assenti da mesi. Ieri giornata no per tutti: da Bocalon, che continua a palesare scarsa cattiveria agonistica, a Minala passando per Gatto, Rodriguez e Signorelli, grigi quanto il cielo veneto che ha reso ancor più cupa l'atmosfera al Tombolato.

Ci può stare, si guardi avanti imparando dagli errori: non sempre si può sperare nella rimonta miracolosa, non sempre si può subire lo stesso gol da palla inattiva, non sempre la gara può essere letta in ritardo. Ora, però, i processi li lasciamo a chi, dopo 12 settimane di silenzio, è riemerso dagli abissi attaccando chiunque. Il vero tifoso già non vede l'ora di essere sui gradoni con la maglia numero 12: mai come in questo momento la Salernitana va soltanto incoraggiata e sostenuta.

Gaetano Ferraiuolo