Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

Si è concluso meno di un'ora fa, con due condanne e due assoluzioni, il processo nato in seguito all'inchiesta su una presunta associazione, finalizzata allo spaccio di cocaina e hashish, che avrebbe operato fra Avellino, Napoli e Caserta, con collegamenti anche all'estero, all'inizio degli anni 2000. Il collegio giudicante, presieduto da Luigi Buono, a latere i magistrati Giulio Argenio e Paolo Cassano, ha condannato a dodici anni di reclusione e al pagamento delle spese processuali, Roberto Iannuzzi, ritenuto dagli investigatori un ex affiliato di spicco del clan Genovese, e Gabriele Merolla. Ha deciso invece l'assoluzione per Salvina Cirillo e Giulio Acierno, per il quale il pm aveva chiesto quattordici anni di reclusione.

Per Acierno, difeso dall'avvocato Gaetano Aufiero, questa è la quarta assoluzione in quindici anni, in processi per il reato di associazione finalizzata al narcotraffico. Acierno, per tutti "Zorro", era infatti già passato indenne attraverso tre inchieste volte a sgominare alcuni presunti traffici di stupefacenti riconducibili al clan Cava, a quello dei Genovese e a quello di Franco Ragucci, per tutti "Tarzan". Il lungo dibattimento a carico di quest’ultimo era nato in seguito all’indagine "Ice Cocaine" condotta fra Atripalda e comuni limitrofi.

I fatti contestati oggi in aula si riferiscono a una maxioperazione, disposta dalla Dda di Napoli, condotta con la collaborazione della Questura e del Comando dei Carabinieri di Avellino, che aveva portato a ventiquattro arresti fra l’ Irpinia e le province di Napoli, Caserta e la Spagna. Dove erano stati fermati proprio Iannuzzi e Adolfo Palinuro, all'epoca latitanti, ritenuti elementi di spicco di un presunto traffico di droga internazionale.

E' deceduto intanto il quinto imputato, Carmine Taccone. Anche lui volto noto della cronaca locale. Era considerato dagli investigatori il riferimento chiave di un traffico internazionale di cocaina riconducibile al clan Partenio. Prima cosca malavitosa indigena della provincia di Avellino, i cui leader riconosciuti erano Amedeo Genovese e suo cugino Modestino. 

Oggi in aula è stato ascoltato l'avvocato di Iannuzzi, Carmine Danna, che nella sua arringa ha evidenziato diverse incongruenze che sarebbero emerse in fase d'indagine. A partire da una chiamata registrata fra Iannuzzi, allora rifugiato in Spagna, e Merolla. Nella quale, ha evidenziato l'avvocato, non si era fatto mai esplicito riferimento al traffico di stupefacenti. Si era invece parlato di jeans ai quali apporre la marca. Per il legale, niente poteva fare escludere che Merolla dovesse occuparsi di riscuotere alcuni pagamenti per conto di Iannuzzi. Pagamenti inerenti proprio al presunto commercio di vestiti.

L'avvocato ha contestato la rilevanza data dall'accusa a una lista di nomi trovata a casa del proprio assistito. Un foglio a quadretti sul quale, fra le altre cose, c'erano appuntate parole come “colonia” ed “erboristeria” oltre ad alcuni nomi. Per gli investigatori si trattava di un codice con il quale gli indagati facevano riferimento a cocaina e hashish. Ma, in nessuna intercettazione, precedente e successiva, si è mai parlato esplicitamente alla droga. Insomma, per Danna si trattava di un'errata o comunque non comprovata supposizione investigativa.

I giudici, condividendo in parte la tesi difensiva, hanno disposto dodici anni per Iannuzzi e Merolla. A fronte della richiesta del pm, Cecilia Annecchini, che aveva invece proposto per i due imputati, rispettivamente ventiquattro e ventidue anni di reclusione. Impegnati nella difesa, oltre agli avvocati già citati, i legali Quirino Iorio e Antonio Ruggiero.