Benevento

Lo riconosciamo, quest’anno c’era andata piuttosto bene con gli ex. Ci sono state stagioni in cui sembravano essersi passata voce per “vendicarsi” della loro ex squadra. Sarà che non s’è perso molto o che gli ex incrociati non sono stati poi così tanti, una cosa è certa finora nessun giocatore con un passato giallorosso aveva fatto gol a Pane o Piscitelli. Fino a sabato. Poi è spuntato quasi dal nulla Elio Nigro da Eboli ed ha impresso il suo marchio su questo finale di stagione. Alzi la mano chi si ricorda di questo ragazzo di 29 anni con tanto di chignon e dall’andatura lieve. Pochi, quasi nessuno. Eppure Elio Nigro è un ex giallorosso, una meteora a cui sono legati pochi ma curiosi ricordi. Arrivò nello squadrone di Gianni Simonelli nella stagione 2006/07 dal Napoli in prestito insieme ad Esposito. Era un difensore centrale di belle speranze, ma non trovò quasi mai spazio. Il “professore” lo fece esordire alla 32° giornata il 29 aprile del 2007 (toh, ieri era il 25 aprile, c’è anche una congiuntura astrale), in casa contro la Val di Sangro (2-1 gol di Innocenti, Masciantonio e Polani). Spiccioli di partita al posto del veterano Alessandro Colasante. Da mediano e non da difensore centrale. Forse la carriera da centrocampista di Nigro iniziò proprio lì. Tant’è che Simonelli nella famosa e sciagurata finale in casa col Potenza lo portò in panchina come primo sostituto dei centrocampisti. S’era trovato a mal partito il professore con le assenze contemporanee di Vagnati e Carloto. Gli erano rimasti solo Colasante, in precarie condizioni fisiche, e Misto. Nigro rischiò addirittura di giocare da titolare quella finale, poi Simonelli lo portò in panchina senza però impiegarlo.

Tra ex e giochi di parole, non possiamo non sottolineare che prima che Nigro segnasse il gol del pari al Vigorito, Maikol Negro segnava una rete altrettanto importante all’Arechi, quella dell’1 a 1 al Barletta. E siamo così tornati alle vecchie abitudini, quando ad un ex non si negava mai la soddisfazione di fare gol ai giallorossi. Questa volta il destino ha giocato persino con i nomi regalando un epilogo dal sapore beffardo.

Franco Santo