Salerno

Un ragazzo 28enne. Roberto Bani, quando il 4 maggio del 1997 raggiunse Salerno per sostenere il suo Brescia, come faceva sempre. Poi la tragedia: la caduta dalla tribuna, e la morte di un giovane che ancora oggi rimane una cicatrice aperta, ricordata ogni volta dal forte legame che si è creato tra le due tifoserie. A descrivere quei momenti è stato il fratello Federico, il quale attraverso il quotidiano La Città ha raccontato la sua storia:

«Glielo regalai io, quel vessillo. Era la sciarpa che Roberto aveva con sé all'Arechi. Nella sua ultima partita. Fu tutta colpa mia, gli ho trasmesso, fin da quand’era piccolo, la passione per il calcio e l’amore per la maglia. Sono cresciuto con gli ultras del Brescia, da quando avevo 16 anni. Roberto, ch'era più piccolo, mi ha seguito. Era una persona speciale, un amico di tutti. Se qualcuno pensa che siano le "solite frasi fatte", invito a riflettere sul perché, vent'anni dopo la sua morte, il ricordo sia ancora così forte».

Spiega Federico che quel giorno, nello stadio con i! nome da principe non c'era.

«Venni a Salerno solo dopo aver saputo che mio fratello era stato ricoverato in ospedale. Versava in condizioni gravissime. I salernitani furono grandi. Straordinari. Di quei momenti drammatici ho ricordi sbiaditi, confusi, non riuscirei oggi a focalizzare i volti delie persone che ci ritrovammo al nostro fianco. Ma di sicuro c’era tanta gente, con un cuore immenso. Fra le due tifoserie c’era già rispetto, fin dall’inizio degli anni Novanta. Il gemellaggio che è nato in memoria di mio fratello, a seguito della solidarietà che la mia famiglia e gli ultras bresciani ricevettero in occasione di quella tragedia, è un motivo d’orgoglio».

Il simbolo, Roby, d’un rapporto che domani sarà rinnovato prima e dopo Brescia-Salernitana del Rigamonti.

«Guardo sempre con piacere i video della Curva Sud Siberiano. Un grande spettacolo. Ci sarò anch’io a dare il benvenuto ai granata, perché certe cose non si dimenticano».

 

 

Redazione sport