Salerno

Il 62,2 per cento dei pensionati Inps della provincia di Salerno vive con meno di 500 euro, mentre solo il 31,1 per cento arriva a mille euro. Questo solo uno dei dati allarmanti resi noti da Giovanni dell’Isola, segretario della Fnp Cisl Salerno. Nel dettaglio, ad avere la peggio è sempre chi vive con la pensione dell’Inps. Pochi, infatti, i fortunati che raggiungono 1.500 euro (4,2 per cento), duemila euro (1,6 per cento) o superano i duemila euro (1 per cento). Meglio sta, invece, si fa per dire, chi riceve la pensione ex Inpdap. Il 4,1 per cento non supera i 500 euro, mentre il 18,2 per cento vive con poco più di 1.000 euro. Il 31 per cento, invece, oscilla tra i mille e 1.500 euro e il 22,2  per cento tocca quota duemila euro.

 “Da tempo la Federazione Pensionati della Cisl denuncia  che la povertà in provincia di Salerno colpisce una rilevante parte dei pensionati e della popolazione anziana. Non c’era bisogno degli indicatori della Svimez per avere conferma della situazione di crisi in cui versa il territorio provinciale. Ci sono anziani che non riescono a curarsi per gravi patologie tumorali per poter mangiare e arrivare a fine mese. Sono anni che lo diciamo, sono anni che ci preoccupiamo per il tessuto sociale ed economico del territorio salernitano. Purtroppo il dato è allarmante perché più dell’80 per cento delle pensioni  è al di sotto della soglia di povertà, cioè meno di 1000 euro al mese, delle quali il  53,7 è addirittura al di sotto dei 500 euro mensili”. Aggiunge  Dell’Isola.

“La ricerca della Svimez è la conferma di una realtà che chi opera nel sociale conosce e tocca con mano ogni giorno. Parlare di persone che si trovano al di sotto della soglia di povertà è solamente  un eufemismo. Molti di loro non riescono nemmeno a comprare le medicine per curarsi e nemmeno i generi alimentari di cui hanno bisogno”. La situazione è inaccettabile per Dell’Isola, che continua a snocciolare casi al limite:“Troppi pensionati, in particolare donne, sono costretti a vivere con pensioni insufficienti a soddisfare le più elementari esigenze di vita come alimentazione, salute, abitazione e abbigliamento. Nella nostra provincia la situazione non è ancora esplosa grazie alla tenuta delle reti informali e familiari e perché i pensionati, molti dei quali sostengono anche le famiglie dei figli cassintegrati o disoccupati, stanno dando fondo ai loro ultimi risparmi. Ci fa piacere che ora se ne siano accorti in molti, ma purtroppo i segnali c’erano tutti già prima”.

Fi.Lo.