Napoli

"La decisione di Rcs di far partire il Giro d’Italia 2018 da “Israele”, si è mostrata per quello che era ed è: una celebrazione del settantesimo anniversario di questo Stato ed un invito a dimenticare l’illegalità delle sue pretese di annessioni territoriali, tante volte condannate dall’Onu." Inizia così la nota a firma del Comitato No al Giro d'Italia in Israele.

"Con buona pace della proclamata “neutralità dello sport dalla politica”, anche in questo caso è la politica stessa il movente e di quelli meno nobili, come fu per le Olimpiadi di Hitler del ’36 e per il Mondiale di calcio della giunta golpista di Videla in Argentina nel ’78. In questo caso la prestigiosa gara ciclistica è chiamata a far dimenticare un dominio coloniale che ha preso terra e risorse al popolo nativo, creandogli condizioni di vita impossibili ed espellendolo dalla sua terra, a far scivolare la cinquantenaria occupazione militare in annessione con la  complicità del silenzio internazionale. Ciò è stato lapalissiano nella crisi generata lo scorso 29 novembre dall’apparizione della dicitura “Gerusalemme Ovest” come luogo di partenza della gara sul sito ufficiale del Giro e sulle altre sue pubblicazioni. I tuoni e fulmini israeliani sono stati senza ritegno. Immediato è scattato il ricatto di ritirarsi dall’evento, ritirandone le cospicue somme milionarie di finanziamento, se non fosse sparita la specificazione “Ovest”. 

Le reali intenzioni israeliane non potevano apparire con maggiore evidenza, lasciando cadere le molteplici maschere dietro cui erano state celate, dall’ “abbraccio tra religioni” al ricordo di Bartali e ad una non ben specificata “ pace”. Inoltre, come la successiva crisi per la dichiarazione ufficiale USA della decisione di trasferire la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme e riconoscere quest’ultima come capitale d’Israele ha dimostrato, le pretese israeliane di disporre dell’intera città di Gerusalemme collidono non solo con il Diritto Internazionale, ma anche con la realtà di vita, aspettative e sensibilità del popolo che il Giro avrebbe dovuto aiutare a cancellare dalla coscienza collettiva: il popolo palestinese.

Gerusalemme non è israeliana. I Palestinesi ed i loro diritti vanno considerati. Tre “giornate della rabbia” palestinese, seguite alla proclamazione statunitense, hanno finalmente risvegliato conoscenze e coscienze Rai, che miracolosamente hanno assunto di nuovo parole bandite per anni, come “Territori Palestinesi Occupati”, riformulando comunicazioni meno pasticciate e più chiare, che finalmente lasciano intravvedere entrambi i soggetti: Palestinesi e occupazione israeliana.

Nonostante i notevoli finanziamenti promessi, quella di far partire la prossima edizione del Giro da Gerusalemme e due tappe in Israele si mostra mossa poco accorta e dagli esiti imprevedibili. Il Giro d’Italia deve liberarsi da questa trappola!

Né l’essersi uniformati alle posizioni del governo italiano mette gli organizzatori del Giro al riparo dalle responsabilità  per complicità con  violazioni del Diritto Internazionale. Lo stesso Governo italiano renderà conto al popolo italiano (le elezioni non sono lontane) della sua avventuristica politica estera, sprezzante dell’impegno che ciascun Governo ha di essere fedele alla Costituzione, tutta ispirata ai valori dell’uguaglianza e della pace, ben oltre l’articolo 11 sbeffeggiato dalla ormai strutturale frequentazione italiana delle guerre con missioni alleanze e produzioni."