Gli uomini del clan avevano una sola regola e un solo metodo: chi si opponeva all’organizzazione criminale doveva capire con la violenza chi era il più forte. Anche con azioni eclatanti. E a deciderle erano anche le due donne-boss ai vertici dell’organizzazione. Erano la madre dei boss e la nuora a gestire le attività illecite del clan Troia dopo l’arresto degli uomini al vertice e del fondatore dell’organizzazione camorristica nata da una costola dello storico clan Abate di San Giorgio a Cremano.

Una di loro era finita nel mirino dei rivali. Sotto casa le era stata piazzata un’autobomba, fatta esplodere nell’aprile dello scorso anno. Un guerra senza esclusione di colpi per la gestione delle piazze di spaccio e per il controllo dell’attività di smercio di banconote false. Proprio da quell’attentato, i carabinieri hanno ricostruito il quadro di un clan, legato alla famiglia Troia di San Giorgio a Cremano e attivo in tutta l’area vesuviana, smantellato con un blitz questa mattina. Che ha portato all'emissione di circa 40 ordinanze cautelari per altrettante persone accusate di associazione mafiosa e di associazione dedita allo spaccio di stupefacenti e di banconote false.

Nel corso delle indagini dirette e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i militari dell’Arma hanno documentato che la gestione delle piazze di spaccio di cocaina, crack, marijuana e hashish era stata motivo di scontro con altre organizzazioni criminali e dato luogo ad una vera e propria guerra