Carmine Iacobelli, Antonio Graziano e Antonio Solomita. Sono i nomi degli ultimi tre ex operai dell'Isochimica morti. Domani si celebra la giornata nazionale delle vittime dell'amianto e in città arriveranno anche le telecamere della Rai, per raccontare la storia dei morti e sopravvissuti al dramma dell'ex fabbrica dei veleni, e di quei cubi maledetti ancora adagiati e interrati in città.
Ma quei tre nomi sono gli ultimi tre di una lista che ne conta 18 secondo i loro ex colleghi. Ben undici riconosciuti dalla Procura della Repubblica. Ma non ci sono solo i morti della fabbrica. Nel rione il comitato "Lotta per la vita" continua a tenere insieme le storie e le vite di decine di famiglie del borgo flagellato dall'amianto.
E sulle richieste di rinvio a giudizio per gli indagati per il reato di disastro ambientale e per i danni e le lesioni agli ex lavoratori dello stabilimento di Borgo Ferrovia ormai ci siamo. Questione di giorni per la notifica degli atti. Dopo la chiusura delle indagini l'11 novembre del 2014 si attende la richiesta di rinvio a giudizio per 29 indagati a vario titolo per reati che vanno dal disastro colposo all'omissione in atti di ufficio nei confronti di Elio Graziano, ex amministratori comunali di Avellino, funzionari delle Ferrovie dello Stato.
Sullo sfondo il grande bluff dei prepensionamenti. Ex lavoratori in rivolta. La circolare dell'Inps, che accoglie le proposte del Governo sul caso degli ex dipendenti dello stabilimento, parla chiaro e taglia fuori la maggior parte degli ex lavoratori. Secondo i requisiti indicati dall'Istituto solo il 10% dei 333 ex operai della fabbrica di amianto, potrà accedere al beneficio previsto dalla Legge di Stabilità, approvata lo scorso gennaio. «Siamo delusi e amareggiati - commenta Carlo Sessa -. Si tratta dell'ennesima farsa consumata sulla nostra pelle e i nostri destini. Lo stesso presidente del consiglio, Matteo Renzi, dovrebbe intervenire per rivedere dei parametri di un emendamento che mette in discussione le motivazioni stesse di un emendamento che avrebbe dovuto tutelarci e non è stato così».
Simonetta Ieppariello