Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

Le barriere del viadotto Acqualonga seguivano le prescrizioni previste, ma la Procura avrebbe sbagliato il calcolo dell'affluenza di traffico nella propria ricostruzione. Uno degli aspetti salienti della tesi difensiva dell'azienda “Autostrade per l'Italia” (da ora chiamata semplicemente "Autostrade"). Sostenuta questa mattina in aula dai tecnici di parte, ascoltati nel processo sulla strage del bus precipitato dal viadotto dell'Acqualonga. Quel tragico 28 luglio del 2013. Quaranta i morti e quindici gli imputati accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo, falso in atto pubblico, disastro colposo e omissione in atti d'ufficio.

Cinque ore di udienza:

L'udienza di oggi si è aperta intorno alle 10 ed è continuata fino alle 15.10. Quando i tecnici sono dovuti partire alla volta di Napoli dove li attendeva l'aereo per tornare a casa. Gremita l'aula della Corte d'Assise. Massiccia la presenza di carabinieri e polizia che si sono occupati del servizio di sorveglianza. Nella prossima udienza i consulenti completeranno l'esposizione della relazione affiancata da una ricostruzione video dell'incidente. E parleranno della corrosione delle barriere stradali. Prima che sia lasciato spazio al controesame affidato al Procuratore capo Rosario Cantelmo.

Nella precedente udienza la relazione dei tecnici di Autostrade si era focalizzata sulla dinamica dell'incidente. Avevano descritto la discesa del mezzo dal punto di valico fino all'impatto con le barriere, il percorso del bus contro la carreggiata, lo scontro con la prima vettura, l'interazione del bus con le altre auto in sorpasso, la transazione lungo il cordolo e la caduta del mezzo dal viadotto.

Era stata evidenziata una “eccessiva semplificazione nella ricostruzione realizzata dai tecnici incaricati dalla Procura”. Contestato anche l'angolo del bus al momento dell'impatto. Per la difesa sarebbe più ampio di quello indicato dalla Procura con una traettoria curvilinea. Di fatto, il mezzo avrebbe impattato le barriere a una velocità superiore rispetto a quella indicata dalla relazione della Procura.

«Quelle barriere erano a norma»

L'udienza di questa mattina si è focalizzata proprio sulle barriere. E' toccato all'ingegnere e professore dell'università “La Sapienza” di Roma, Alessandro Ranzo, aprire la discussione. Ha realizzato un excursus sulla storia delle barriere stradali. Fino ad arrivare ai new jersey istallati lungo l'A16 nel tratto compreso fra Monteforte Irpino e Baiano. Per il docente le barriere seguivano tutte le norme prescritte dal protocollo di sicurezza.

Aspetto approfondito dalla docente di ingegneria dell'Università degli Studi di Firenze, la dottoressa Francesca La Torre. Ha contestato l'assunto della Procura secondo cui le barriere erano insufficienti per un tratto di strada ad alta affluenza di traffico. La difesa ha presentato dei dati, raccolti fra il 2008 e il 2012, che mostrano un livello di traffico inferiore al 15per cento. Le barriere istallate, stando a questi numeri, seguivano le prescrizioni previste.

Sui dati in questione ha chiesto chiarimenti il giudice Luigi Buono, affiancato dall'assistente giudiziario Gildo Parenti. I consulenti hanno spiegato di averli ricevuti da Autostrade. Ma hanno chiarito che si tratta di dati pubblici che coincidono con quelli dei rapporti Aiscat (Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori). E' a questo punto che è entrato in aula il pm della Procura generale di Napoli, Francesco Soviero, impegnato in un processo ad Avellino. La sua presenza, mentre si è avvicinato all'ex collega Cantelmo, non è passata inosservata.

Nessun intervento nel tratto dell'incidente: ecco perché

La Torre ha parlato di un basso livello di incidenti che vedono coinvolti mezzi pesanti nel tratto di strada indicato. Insomma, stando a questa ricostruzione, Autostrade avrebbe rispettato tutte le norme in fatto di sicurezza. Si è poi discusso degli interventi eseguiti dall'azienda su tratti di strada adiacenti a quello dell'incidente. La consulente ha spiegato come Autostrade si fosse focalizzata sulle porzioni di strada considerate ad alta pericolosità. A differenza del tratto dove si è poi verifcato l'incidente.

Al professore dell'Università degli Studi di Firenze, Lorenzo Domenichini, il compito di riassumere quanto affermato precedentemente dai colleghi e annunciare ciò sarà esposto nella prossima udienza. Quando, come anticipato, i consulenti della difesa entreranno nel merito della corrosione delle barriere stradali.

Poi toccherà all'accusa, affiancata dall'ingegnere Alessandro Lima, smentire quanto affermato finora. Neanche oggi è mancata la presenza di una piccola rappresentanza dei parenti delle vittime. Nessun gesto eclatante. Ma non sono escluse proteste a partire dalle prossime udienze.