C'è una storia che ha dominato le cronache nell'anno che si sta chiudendo. Al di là degli inevitabili riflessi di quelle di Esther, la prostituta nigeriana uccisa a colpi di pistola, alle porte della città, e di Maria, la bimba di 9 anni, di San Salvatore Telesino rinvenuta senza vita nella piscina di un casale.
Due drammi che risalgono al giugno 2016, che nei dodici mesi che ci siamo lasciati alle spalle hanno restituito, nel primo caso un mistero ancora fittissimo, nell'altro una sfilza di pronunce – Riesame e Cassazione- che sul versante cautelare hanno ribaltato – l'aveva già fatto in due occasioni il gip Flavio Cusani – le conclusioni della Procura, che aveva proposto l'arresto di Daniel e Cristina, i due fratelli, rumeni come la vittima, difesi dagli avvocati Giuseppe Maturo e Salvatore Verrillo.
Casi insoluti, dunque, come, fino a questo momento, la tragica fine del 32enne Antonio Parrella, di Benevento, morto al Rummo lo scorso 28 luglio per una devastante emorragia cerebrale causata dai calci e dai pugni ricevuti al volto, alla testa e all'addome, la sera precedente, durante una festa di compleanno in un ristorante alla contrada Pino.
Una vicenda terribile che nell'immediatezza era sembrata in via di definizione con l'arresto di Umberto Sferruzzi, 28 anni, colpito da un'ordinanza di custodia cautelare, adottata per omicidio aggravato dai futili motivi, che il Riesame, al quale aveva fatto ricorso l'avvocato Antonio Leone, aveva però annullato, per carenza dei gravi indizi di colpevolezza, il 9 agosto, rimettendo in libertà il giovane dopo tredici giorni di detenzione in carcere.
L'attività investigativa era poi stata scandita dalle perquisizioni e dal sequestro di telefonini, tablet e pc operato dalla Squadra mobile nei confronti di sei persone chiamate in causa per un'ipotesi di favoreggiamento: Corrado Sparandeo, 31 anni, Silvio Sparandeo, 27 anni, Vincenzo Piscopo, 59 anni, Giovanni Piscopo, 36 anni, Michele Meoli, 26 anni, Gianluca Peluso, 26 anni, tutti di Benevento, assistiti dagli avvocati Antonio Leone, Nazzareno Fiorenza, Maria Crsitina Caracciolo e Gerardo Giorgione.
Eravamo a settembre, ulteriori novità, per quanto è dato sapere, non sono state registrate. Mentre i familiari del giovane, rappresentati dagli avvocati Grazia Luongo e Angelo Leone, continuano a chiedere che sia fatta luce: “Antonio è stato ucciso e non sappiamo né da chi e né il perchè. Vogliamo giustizia”.
Tre storie racchiuse in poco più di un anno, diciotto mesi di dubbi ed attese.
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