di Marco Festa
Stringere i denti e gettare il cuore oltre l'ostacolo per chiudere con un'iniezione di punti ed entusiasmo il 2017 evitando che il “giro di boa” coincida con un possibile cambio di rotta per quanto riguarda la guida tecnica: opzione dolorosa, sia dal punto di vista economico, sia umano, ma quantomeno non inverosimile, classifica e trend di risultati alla mano. Si va verso la gara della verità: tutt'altro che mera retorica stando all'aria intrisa di concentrazione che si respira in casa biancoverde; che trapela e si percepisce anche all'esterno. E dunque l'Avellino, che questo pomeriggio prosegue la preparazione con una seduta di allenamento a porte chiuse, al “Partenio-Lombardi”, ha una sola strada da percorrere per avere la certezza di regalarsi un Capodanno sereno ed un inizio di 2018 all'insegna della continuità in panchina: battere la Ternana; vincere dimostrandosi più forti dell'infermeria affollata; aggiornare in positivo lo score di uno solo successo nelle ultime 13 partite; far registrare un sussulto verso l'alto dell'encefalogramma diventato clamorosamente piatto dopo il derby con la Salernitana.
È tempo di un dentro o fuori di cui tutti, Novellino in primis, sono consapevoli e nel quale servirà andare anche oltre i limiti fisici certificati dalle cicliche emergenze. Già messi in preventivo i forfait di Lasik, Laverone e Morosini, è pronto a convivere con la propria sindrome retto-adduttoria e giocare regolarmente Ardemagni, così come Ngawa, che, come Gavazzi, sta invece sta sostenendo unicamente lavoro atletico per mettersi definitivamente alle spalle le noie muscolari denunciate contro il Cittadella. Discorso diverso per Asencio e Castaldo, rispettivamente impegnati in differenziato e terapie nel tentativo di un recupero in extremis. Non è però più tempo di alibi. Avellino – Ternana è come una finale.