Pestaggi, regolamenti di conti, decessi. Natale drammatico nelle carceri campane. L'episodio più grave ad Avellino, dove un detenuto è morto nel sonno, nella notte di Natale, nel carcere di Bellizzi Irpino.
Una morte tra le sbarre che crea sconcerto e allarma i sindacati di categoria, che ancora una volta chiedono maggiori unità lavorative a sostegno. Ignote le cause del decesso, sarà l'autopsia a chiarire cosa abbia stroncato un 30enne avellinese, arrestato poche ore prima per una rapina ad una anziana. E' stato visitato e dopo il via libera del medico è stato portato in cella. A segnalare il caso è il segretario nazionale del Sappe Campano Emilio Fattorello.
“Il 30enne è stato arrestato con la compagna ed altro complice, ha fatto ingresso in Istituto nella serata del 24. La donna, tratta in arresto e compagna del detenuto deceduto, poco dopo l'accesso in carcere è stata colta da una crisi, ma è stata salvata in estremix dall'intervento della Polizia Penitenziaria e personale medico, che ha provveduto al ricovero urgente al pronto soccorso dove è rimasta tutta la notte. Il detenuto, idoneo alla visita sanitaria di primo ingresso, sembra non aver dato segni di sofferenza, anche i compagni di cella, hanno riferito di non essersi accorti del trapasso del compagno. La morte in carcere è una sconfitta per tutti e crea malessere e conseguenze negative su chi vi opera soprattutto sulle unità della Polizia Penitenziaria che resta e sarà sempre in prima linea a fronteggiare l'emergenza molte volte drammatica così come accaduto la Notte di Natale ad Avellino, emergenza gestita sempre con pochi uomini e mezzi insufficienti”.
Ma non si tratta dell'unico caso evidenziato dal Sappe.
“Viviamo tra violenze e tensioni 365 giorni all’anno, Natale compreso” commenta. “Nel giorno della Vigilia di Natale è successo che due detenuti sono stati pestati con inaudita violenza da alucni compagni di detenzione. Poco dopo le 21.00, approfittando della apertura e socialità concessa per la festività, una violenta aggressione è stata compiuta nel reparto di Alta Sicurezza del carcere salernitano, vittime un padre ed un figlio detenuti, giudicabili per estorsione ed altro, originari di Cava dei Tirreni, Z.D.e V., ristretti in piani diversi della Seconda Sezione. I due malcapitati per le gravi lesioni riportate al volto ed al cranio sono stati trasportati con urgenza all'Ospedale Civile di Salerno ove sono stati ricoverati per le cure del caso. Dei due il padre sembra essere più grave è non si esclude un intervento chirurgico maxilofacciale. Forse il pretesto del furioso pestaggio tra i detenuti è tra i più futili, ossia l’incapacità di convivere – seppur tra le sbarre – con persone diverse. O forse le ragioni sono da ricercare in screzi di vita penitenziaria o in sgarbi avvenuti fuori dal carcere. Fatto sta che se non fosse stato per il tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari si sarebbero verificati peggiori conseguenze”.
Donato Capece, segretario generale del SAPPE, è netto nella denuncia circa la realtà della situazione penitenziaria: “Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso. I vertici dell’Amministrazione Penitenziaria e del Ministero della Giustizia hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8/10 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali. Altro che le favole che raccontano taluni politici che nessuna rappresentanza hanno nel Parlamento e che sfruttano le criticità penitenziarie per avere una visibilità che altrimenti non avrebbero. Il carcere non è terra di presunti innocenti e disgraziati. E’ anche terreno fertile di violenti, criminali e delinquenti che sfogano la loro frustrazione verso le leggi dello Stato contro le donne e gli uomini appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, che stanno in prima linea 24 ore al giorno e non solamente i pochi minuti di annunciate visite politiche, utili solo alla visibilità di chi le effettua”.