Benevento

ZERO: ai punti che ci portiamo via da Genova; sembrava fatta ed invece ancora una volta ce ne torniamo senza Filipp e senza u panar… Mai cesto fu così vuoto. Il Natale ci porta in dote un misero punticino grazie ad un volo d’Angelo in zona Cesarini. Per volare più in alto, francamente occorre altro.

UNO: A qualche scelta del mister che ha suscitato parecchi dubbi e parecchi perché. Perché Belec? Perché togliere Ciciretti? Perché Costa terzino per forza? Perché Giamfy? CCà u qudr già e bbell… se poi pure u pittor’ s mbroglia cò penniell…

DUE: come le occasioni grosse quanto una casa, anzi che dico casa, un condominio tipo quei casermoni milanesi giganteschi. Noi già facciamo fatica ad arrivarci davanti alla porta avversaria, se poi quando ci arriviamo a gente s’ arravolgia chi pier’ o coglie i purtier avversari… beh… perdiamo pure quell’esile speranza.

TRE: ai muccusielli confinanti col nostro settore; nessuno li ha calcolati, nessuno li ha visti, nessuno di noi li ha considerati, eppure erano li a sfottere, insultare e fare gestacci. Se questa è mentalità che dire… dovete ancora crescere e puzzat ancor’ e latt.

QUATTRO: al QUARTETTO CETRA che abbiamo messo in campo. Il QUARTETTO CETRA originale, che tanto andava in voga negli anni 60/70, era affiatato e dava sempre il massimo nelle sue performance musicali; il nostro quartetto era composto da un centravanti che s’arravugliav chi pier (Puscas), un centrocampista incapace di segnare solo davanti al portiere (Chibsah), un terzino che seppur fresco perché subentrato nella ripresa, non ha visto né la palla, né il suo avversario di competenza (Gyamfi), un portiere che nell’indecisione se uscire o restare in porta ha fatt’ a nzalat cchiù gross di tutte, ovvero regalare un rigore ad un avversario ormai sulla linea di fondo. Forse è il caso di cambiare gli strumenti… ehm gli interpreti se si vuole tornare a suonare decentemente.

CINQUE: alla gestione della tifoseria ospite. Non si capisce perché solo a Benevento gli ospiti siano trattati con guanti e tappeto rosso. Arriviamo a Genova ed i vigili non sapevano nemmeno dove fosse il parcheggio ospite; navette/bus che ci hanno portato allo stadio a partita iniziata, storie assurde per far entrare uno striscione ed il tamburo (come se poi uno arrivi da Benevento a Genova con l’intento di lanciare un tamburo in campo); mi chiedo come si possa pensare di riportare la gente allo stadio se vi sono tutte queste restrizioni o se per andare a vedere una partita devo parcheggiare a 3km dallo stadio ed entrare pure a spettacolo in corso.

SEI: Al luna park sul lungo mare che meritava sicuramente un giro; forse ci saremmo divertiti di più ed intossicati di meno…

SETTE: Al muro rossoblu assiepato nella Nord. Tifo, calore e passione che riempiono gli occhi dei veri appassionati calcistici. Urla assordanti ed incessanti senza divisioni o sovrapposizioni di cori davvero bello da ammirare. Chapeau.

OTTO: Alla frittata e maccarun’ annaffiata dalla falanghina che improvvisamente è spuntata dal cofano di una macchina. Come i naufraghi dell’Isola dei Famosi, ci siamo catapultati su, divorandola in un battito di ciglia e ringraziando la mamma del supporter sannita che si era prodotta in tale leccornia. Si dice che di mamma ce n’è una sola. Si po’ fa pur a frittat’ e maccarun per il figlio e per gli amici del figlio è davvero una mamma speciale… E poi mi chiedono perché vado in trasferta!!

NOVE: al pazzo pensiero che mi è passato per la testa al rigore procurato da Belec, ennesimo atto di un girone di andata incredibile da pensare e da raccontare per quanto tutto ci è girato storto. Ebbene il mio pazzo pensiero è stato: e se tutto fosse finito li dove era iniziato? Dalla Sampdoria al Genoa. Ho pensato che forse a Marassi nello scorso mese di Agosto ci fosse stata confezionata una fattura che poteva finire solo tornando a Marassi e solo perdendo ancora nel modo che tutti avete visto. E se dalla prossima finalmente abbiamm’ n’atu campionato? Pensiero pazzo, lo so, ma mi piace pensarlo.

DIECI: Allo zio, al Capitano, a Fabio. Cosa vogliamo dirgli di più. Entra e prende per mano un banda di scartellati e li dirige fino a farli diventare qua dei giocatori perfetti. Urla, incita, salva tre quattro gol fatti, non ne sbaglia una. Quanto ci sei mancato Zio. Come sarebbe bello se il tuo rientro non fosse temporaneo ma definitivo. Confidiamo nella giustizia che ti ha privato, tuo malgrado, di un sogno che ti sei meritato di vivere in tutto il suo splendore. Comunque vada, grazie CAPITANO MIO CAPITANO.

Scugnizzo69