Benevento

L'ordinanza chiesta dal pm Miriam Lapalorcia, ed eseguita qualche giorno fa, non è solo il compendio dell'attività investigativa antidroga condotta dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, ma anche e soprattutto uno spaccato antropologico. Nella trentina di pagine vergate dal gip Maria Ilaria Romano è contenuta infatti la 'fotografia', certo non nuova, di un mondo, quello che si muove a Benevento attorno allo spaccio e al consumo di sostanze stupefacenti, che riesce a mettere in contatto, attraverso il meccanismo della domanda e dell'offerta, ambienti il più lontano possibili.

Un fenomeno trasversale che investe ogni ceto sociale ed ogni fascia d'età; che fa da trait-d'union tra realtà in apparenza inconciliabili. Ecco spuntare allora, dalle carte dell'inchiesta, i contenuti delle intercettazioni telefoniche ed ambientali. Stralci di colloqui che non restituiscono soltanto l'ansia per l'arrivo del carico, che andrà poi diviso tra più canali di distribuzione, o il timore di essere beccati dalle forze dell'ordine, ma anche l'attesa di chi vuole la 'roba'.

Profili di bisogno in entrambi i casi: quello di far soldi da una parte, e di 'farsi' dall'altra. Esigenze che si mescolano magicamente nel nome dello scambio denaro-dose, al quale partecipano anche, come acquirenti, i rampolli di famiglie in vista. A conferma, ammesso che ce ne fosse ancora necessità, che l'intreccio perverso che sottende il 'giro' non risparmia alcuno.

Hashish e cocaina immessi sul mercato, appuntamenti fissati in zone sempre diverse, anche se talvolta ricorrenti. E guai a 'cantare' se si viene fermati, guai a spifferare il nome di chi quella droga te l'ha venduta. Perchè, se non va cosi – e molto spesso, per fortuna, non va così – , scattano le accuse scagliate contro chi si ritiene non abbia tenuto la bocca ben chiusa. “Sono stati loro a parlare...”, è l'incipit del 'processo' intentato in fretta e furia quando la paura di finire nei guai aumenta a dismisura. Quando senti che il cerchio delle indagini si sta stringendo. “No, non siamo stati noi...”, si difendono gli 'incolpati'. Hanno un'immagine da preservare: scherziamo?

(foto di repertorio)

Esp