L’assoluzione, perché il fatto non sussiste, dalle accuse di falso ideologico e materiale, truffa e abuso d’ufficio per Donato Mannello, all'epoca dei fatti (2005-2008) comandante della polizia municipale di Morcone; e da quelle di falso ideologico e materiale per Carmine di Brino, maresciallo capo dei vigili urbani. E’ la sentenza pronunciata intorno a mezzogiorno dal Tribunale al termine del processo a carico delle due persone che erano state chiamate in causa, come addetti all'istruttoria delle contravvenzioni, da un'indagine in materia di riscossione delle multe.
Il collegio giudicante (presidente Rinaldi, a latere Baglioni e Camerlengo) ha invece disposto la trasmissione alla Procura degli atti relativi al capo di imputazione per peculato, contestato a Mannello e Di Brino, ritenendo fondata la riqualificazione dell'accusa iniziale in quella di abuso d’ufficio che era stata prospettata nel corso della requisitoria dal pm Giacomo Iannella, che aveva chiesto 1 anno e 6 mesi per Mannello e 1 anno per Di Brino, pene sospese. Per la responsabilità dei due imputati si era pronunciato il legale della parte civile (il Comune di Morcone con l’avvocato Angelo Leone), mentre gli avvocati Marcello D’Auria (per Mannello) e Andrea De Longis senior (per Di Brino) ne avevano chiesto l’assoluzione da ogni addebito.
L'inchiesta, condotta dai carabinieri, era stata avviata dopo una denuncia nel 2008 per abuso d'ufficio dello stesso Mannello nei confronti del sindaco di Morcone Costantino Fortunato, e quelle successive del primo cittadino e del segretario generale del Comune relativamente ad alcune presunte anomalie in materia di riscossione delle multe.
L'imputazione di peculato, come detto caduta, faceva riferimento alla presuenta sottrazione dalle casse del Comune di 168 euro in ordine a 12 verbali elevati. Si tratta della somma risultante dalla differenza tra la multa effettivamente versata dal contravventore e la cifra indicata nella ricevuta rilasciata.
Mannello e Di Brino avevano sempre respinto le accuse, sostenendo che la riscossione di una somma inferiore sarebbe avvenuta in buona fede perchè era quella l’importo che risultava dalla registrazione informatica del verbale, eseguita sbagliando l'indicazione della norma violata.
Enzo Spiezia