di Simonetta Ieppariello
Ormai si tratta di una vera e propria emergenza criminalità minorile. Gli episodi si susseguono nella Napoli dilaniata da fatti di cronaca che tracciano unbilancio e quadro impietoso di nuove generazioni alla ribalta, pronte a tutto per scalare l'ascesa nelle fila del crimine. A poche ore dal ferimento di un 17enne gambizzato ai decumani, e l’identificazione della baby gang che lo scorso 17 dicembre accoltellò un sedicenne e un diciassettenne al Vomero per uno sguardo, cresce l’allarme in città. Ogni fine settimana un elenco di feriti, tra scontri tra bande, rapine e semplici dimostrazioni di forza, molto spesso di giovanissimi.
Il semplice elenco di raid e aggressioni è da brivido. E intanto sabato mattina si marcia per dire no all’escalation di violenza con soste simboliche a Palazzo San Giacomo, Prefettura e via Chiaia. In meno di venti giorni, s'è assistito a un crescendo maledetto tra bastonate, stese, accoltellamenti, pistolettate.
Ieri è stata identificata la banda di Piazza Vanvitelli protagonista dei ferimento dei due ragazzi, lo scorso 17 dicembre; ma c’è stato anche il saccheggio dei computer del liceo Pansini, sempre al Vomero, fino alla gambizzazione di un diciassettenne, l'altra notte, a porta San Gennaro, a poche centinaia di metri dal luogo dove il 18 dicembre, il giovane Arturo, ormai simbolo della voglia di riscatto, è stato ferto a colpi di coltello da un gruppetto di minorenni.
«La paranza dei bambini non è una invenzione giornalistica, ma un dato reale» ha spiegato ieri Raffaele Cantone, presidente dell'Anac, a chi lo interrogava per l'ennesima volta sull'emergenza delle baby gang. Gli fa eco il comandante provinciale dei Carabinieri Ubaldo Del Monaco che spiega come le famiglie non aiutino e che se non fosse per la videosorveglianza anche il ferimento di Arturo sarebbe rimasto senza colpevoli.