di Andrea Fantucchio
«Ha provato a mettere una mano fra le gambe a mia nipote e poi a toccarle il seno. Le dava ripetizioni, i genitori lo conoscevano bene e si fidavano». Il testimone ha più volte chiesto al giudice di poter raccontare senza risparmiare particolari. Era visibilmente imbarazzato mentre parlava di quanto denunciato da sua nipote. La ragazza, appena maggiorenne, sarebbe stata molestata dal suo professore privato. I fatti sarebbero avvenuti nel 2016 in un paese dell'hinterland avellinese.
La vittima aveva denunciato tutto ai genitori e quindi alle forze dell'ordine. Così era scattata l'indagine e poi il professore era finito a processo. Oggi in aula oltre allo zio è stata ascoltata una coinquilina che divideva con lei la stanza quando si recava a Napoli per studiare.
«Mia nipote riceveva lezioni private da quel docente. Lo conoscevano anche i suoi genitori. Sono loro ad avermi raccontato dell'accaduto. Negli occhi di mia nipote, da quel giorno, ho visto la paura. Mi hanno riferito che ha cominciato a prendere delle gocce», ha raccontato il teste incalzato dalle domande dell'avvocato di parte civile, Biancamaria D'Agostino. La penalista ha chiesto all'uomo di non risparmiare particolari per poter così ricostruire nei dettagli l'accaduto.
L'altro testimone, una coinquilina della ragazza che studiava a Napoli, ha confermato che la vittima le avrebbe raccontato degli abusi subiti. E poi non era apparsa più la stessa: spesso preoccupata o assente. Nell'udienza del 13 febbraio l'imputato rilascerà dichiarazioni spontanee raccontando la sua versione dei fatti. Poi sarà lasciato spazio alla requisitoria del pm e all'arringa della difesa che si avvarrà anche di alcune testimonianze. Seguirà la decisione del collegio presieduto dal giudice Luigi Buono affiancato dai magistrati Giulio Argenio e Sossio Pellecchia.