Abuso d'ufficio: è l'ipotesi di reato contestata nell'avviso di conclusione delle indagini firmato dal sostituto procuratore Maria Scamarcio nei confronti di Franco Nardone, segretario generale della Provincia di Benevento. L'inchiesta riguarda il provvedimento con il quale il 19 luglio 2016 Nardone aveva dichiarato la decadenza dalla carica di presidente dell'Asea (Azienda speciale per l'energia e l'ambiente) del dottore Alfredo Cataudo.
Una decisione finita al centro di una denuncia – non l'unica- presentata da Cataudo con l'avvocato Sergio Rando, di un parere dell'Anac, che l'aveva censurata, e all'attenzione del Tar. Che, come si ricorderà, nell'aprile dello scorso anno aveva accolto il ricorso curato dagli avvocati Michele Truppi e Andrea Abbamonte, per conto di Cataudo.
Nel mirino dei giudici della quinta sezione, che ne avevano sottolineato l'illegittimità, sia l'atto iniziale della Rocca, sia quello successivo alla pronuncia cautelare del Consiglio di Stato, che aveva confermato quanto stabilito nel settembre 2016 dal Tar, che aveva detto sì alla richiesta di sospensiva dei legali di Cataudo, per il quale era stato ordinato il reintegro ad horas nella funzione di vertice dell'Asea.
Una pronuncia alla quale era però seguito, da parte della Provincia (rappresentata in giudizio dall'avvocato Felice Laudadio), un ulteriore provvedimento di decadenza. La decisione adottata dal Tar otto mesi fa è stata impugnata dall'Ente dinanzi al Consiglio di Stato, che nel settembre 2017 ha sospeso l'esecuzione della sentenza del Tribunale amministrativo, dando appuntamento per la decisione, stavolta nel merito, al prossimo 12 aprile. Ora la chiusura dell'inchiesta a carico di Nardone, che ha venti giorni a disposizione per chiedere di essere ascoltato o produrre memorie difensive. Esaurita questa fase, il Pm potrà procedere all'eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Esp