Benevento

Un po' come si fa con un elastico che ciascuno tira come gli pare. Ognuna delle parti ha tratto delle conclusioni, convinta della loro giustezza. Capita sempre quando mancano certezze e sono i dubbi a sostituirle. Li ha alimentati l'ingegnere Maurizio Vella, il perito incaricato dal Tribunale di verificare la genuinità delle conversazioni registrate per oltre 50 ore da Felice Pisapia, ex direttore amministrativo dell'Asl, uno degli otto imputati nel processo relativo al filone politico dell'inchiesta della guardia di finanza sull'Azienda sanitaria di Benevento.

Il professionista ha risposto alle domande del pm Francesca Saccone e degli avvocati Vincenzo Regardi (per Pisapia, che quelle registrazioni operate con il suo Iphone le aveva depositate in copia su cd e pen drive, così come gli era stato chiesto), Giandomenico Caiazza e Domenico Di Terlizzi, difensori della parlamentare Nunzia De Girolamo, anch'ella a giudizio, presente in aula.

Secondo Vella, “i file non possono essere considerati genuini perchè hanno perso alcune caratteristiche ed hanno subito un riprocessamento del segnale sonoro: manca una gamma di frequenza nelle conversazioni, non mancano però i contenuti”. Ma tutto ciò “non significa che ci siano state una manipolazione o una manomissione: attività di editing di cui non sono emersi i sintomi, ma che non possono però essere escluse con certezza”. Dubbi, dunque, che potrebbero essere eliminati se venissero analizzati i “file originali, che sono – ha precisato Regardi – sui dispositivi che li hanno realizzati”. Inevitabile l'interrogativo: perchè quei file non sono stati acquisiti in precedenza?

Non è finita: prima di Vella, dinanzi al collegio giudicante si era seduta la dottoressa Stefania Cantone, che ha trascritto alcune intercettazioni telefoniche e i colloqui registrati. Il suo lavoro non si è però concluso: le “incongruenze” evidenziate dall'avvocato Salvatore Verrillo, legale di Giacomo Papa, rispetto all'attribuzione al suo assistito di “un esteso parlato”, che riguarderebbe invece un'altra persona, in un colloquio del 23 luglio 2012, la costringerà a fornire i necessari chiarimenti nell'udienza del 3 maggio.

Oltre a Pisapia, De Girolamo e Papa, nell'elenco degli imputati figurano Michele Rossi (avvocato Roberto Prozzo), Gelsomino Ventucci (avvocati Paolo Abbate ed Emilio Perugini), all'epoca direttori generale e sanitario, Arnaldo Falato (avvocato Mario Verrusio), ex responsabile budgeting dell'Asl, Luigi Barone (avvocati Gaetano Coccoli e Vincenzo Sguera) e il sindaco di Airola Michele Napoletano (avvocato Luigi Supino).

Come più volte ricordato, nel mirino degli inquirenti sono finite alcune vicende emerse dalle registrazioni di Pisapia: il trasferimento di un dirigente e di alcune strutture sanitarie, la presunta pretesa sulla nomina di un primario, il bar del Fatebenefratelli, le sedi Saut, le somme per i medici di cui sarebbe stata tentata la non compensazione.

Storie racchiuse in accuse - alcune erano state formalizzate dopo l'imputazione coatta ordinata nell'aprile 2016 dal gip Cusani- che vanno, a vario titolo, dall'associazione per delinquere, alla concussione (anche tentata) alle minacce e alla turbata libertà degli incanti; dal falso all'abuso d'ufficio (anche tentato) e all'offerta di un'utilità per ottenere il voto elettorale.

Nel processo sono parti civili la Sanit (avvocato Natale Polimeni), Giovanni De Masi e Antonio Clemente, due dirigenti Asl rappresentati dall'avvocato Giovannina Piccoli, il Fatebenefratelli (con l'avvocato Gerardo Orlando) e l'Asl (avvocato Annamaria Ziccardi).

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