Benevento

Al principio fu Taibi, poi arrivò Brignoli. La solitudine dei numeri uno trasformata improvvisamente in allegra compagnia. La freddezza di una parata sostituita dal calore di un gol. Portieri anomali, portieri goleador. Alberto aveva dieci anni quando Taibi diventò il secondo portiere di serie A a segnare un gol su azione. Prima di lui c'era riuscito Michelangelo Rampulla. Quel primo aprile del 2001, Massimo Taibi ci aveva creduto talmente tanto di poter pareggiare la partita con l'Udinese, che non si scoraggiò neanche dopo il primo tentativo di testa deviato in angolo. Restò in area e sul corner successivo fece centro. L'ex portiere tra l'altro di Milan, Reggina, Atalanta, oggi è sulla soglia dei 50, ha una bella scuola calcio a Palermo e cerca un po' di fortuna in più dopo la sua prima esperienza da direttore sportivo nel Modena. Ora che ha un po' di tempo da dedicare alla sua formazione professionale, gira con occhio interessato i campi della penisola. Ieri era ad Avellino per salutare il suo vecchio amico Walter Novellino. Pronto a parlare di calcio, anche del Benevento. Sentitelo: “L'anno scorso il Crotone ha dato una grande prova di carattere e una speranza a tutti, facendo qualcosa di straordinario nel girone di ritorno e salvandosi. Era messo ancora peggio rispetto al Benevento, aveva meno tempo a disposizione, il Benevento in fondo ne ha di più”. Dunque non sembra un'utopia credere che la squadra giallorossa possa “scalare quella montagna”, come ha auspicato il presidente Vigorito. “So che la squadra si sta pure attrezzando bene sul calcio mercato – conclude Taibi - non è un'impresa facile, ma dopo queste due vittorie di fila qualche speranza c'è”.