L'ora – le cinque della sera – rimanda alla bellezza di una citazione poetica. Un'implicazione che non c'è, e non può esserci, nella storia di Paolo Messina, 35 anni, di Benevento, da poco sbarcato all'aeroporto di Fiumicino. Estradato dalla Croazia, dove si era nascosto dopo la condanna a 25 anni che il 31 ottobre del 2017 gli era stata inflitta per l'omicidio di Antonello Rosiello, compiuto a colpi di pistola al rione Libertà il 25 novembre del 2013.
Lo aveva scovato a Zara, a distanza di ventiquattro giorni dal momento in cui aveva fatto perdere le sue tracce, la Squadra mobile. Che questo pomeriggio, una volta che l'uomo è stato consegnato dall'Interpol alla polizia di frontiera, gli ha notificato l'ordinanza di custodia cautelare adottata dalla Corte di Assise, su richiesta del pm Miriam Lapalorcia, dopo la sentenza su un delitto che Messina aveva confessato nell'immediatezza. Per lui si sono aperte le porte del carcere di Rebibbia, dove resterà fino a quando non sarà individuata una ulteriore struttura detentiva. E in attesa di conoscere l'esito del ricorso che il suo difensore, l'avvocato Angelo Leone, ha presentato al Riesame contro il provvedimento restrittivo a suo carico.
A beccare il 35enne, interrompendone la latitanza iniziata con un lunghissimo viaggio in moto, erano stati gli agenti della prima sezione della Mobile del vicequestore Emanuele Fattori, che, seguendo la scia lasciata dalle conversazioni con una scheda telefonica 'dedicata', lo avevano rintracciato in un hotel. Epilogo di un'indagine coordinata dalla Procura sannita e supportata dalla collaborazione del Servizio centrale operativo della polizia. Un risultato che aveva anche spento le inevitabili polemiche, dopo quelle legate al ritorno in libertà di Messina nel 2014, per decorrenza dei termini, scatenate dalla sua fuga.
Esp