Benevento

Era stato l'avvocato Nazzareno Lanni a sollevare l'eccezione. Era relativa alla mancanza della querela, a suo dire necessaria perchè l'Asia non è un ente pubblico ma una società di diritto privato con partecipazione pubblica. Fosse stata accolta, avrebbe determinato la fine del processo per i dipendenti dell'azienda che si occupa dei rifiuti a Benevento, ma il giudice Sergio Pezza, evocando due sentenze della Cassazione, ha detto no. Ed ha dato il là all'istruttoria dibattimentale del processo a carico delle ventitre persone che nel luglio dello scorso anno erano state rinviate a giudizio – nella stessa occasione era stata stralciata la posizione di altri tre imputati, con atti trasmessi alla Procura, che ora attendono l'avviso di conclusione dell'indagine – nell'inchiesta del pm Marcella Pizzillo e della polizia stradale su un presunto giro di patenti e di carte di qualificazione per i conducenti professionali false.

Nell'elenco figurano, tra gli altri, titolari e collaboratori di autoscuole, impiegati e dipendenti dell'Asia – parte civile con l'avvocato Monica Del Grosso – assunti a tempo determinato, che avrebbero ottenuto i certificati di abilitazione come autista, e della società interinale di fornitura lavoro temporaneo “Gi Group”.

Truffa, falso materiale ed ideologico, ricettazione: queste le accuse contestate in un'inchiesta, rimbalzata per competenza da Benevento a Napoli e viceversa, che era finita all'attenzione delle cronache nell'aprile del 2014, quando erano state eseguite due ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari (ed altrettanti obblighi di dimora), poi annullate dal Riesame.

Come più volte ricordato, l'attività investigativa era partita alla fine del 2011 grazie a un dipendente della Motorizzazione civile di Benevento che si era ritrovato tra le mani una patente autentica ma mai registrata negli archivi centrali della Motorizzazione di Roma. Il documento di guida era stato presentato da una donna che aveva scoperto un errore nei campi anagrafici. Da lì la segnalazione alla polstrada di Benevento, che aveva avviato le indagini. Si trattava di una delle migliaia di patenti autentiche e ancora in bianco rubate nei mesi precedenti dagli uffici della Motorizzazione di Taranto. Un documento successivamente compilato e consegnato all'interessato, senza sostenere alcun esame.

A tradire l'automobilista, però, era stato il numero di stampa. Dagli accertamenti, condotti anche con intercettazioni telefoniche, era emerso un presunto giro di scuole guide e collaboratori che “commercializzavano” in cambio di denaro patenti mai conseguite o che dovevano essere rinnovate. Un caso, quest'ultimo, che aveva riguardato un detenuto che non sarebbe stato sottoposto ad alcuna visita..

Oltre a Lanni, sono impegnati nella difesa gli avvocati Mario Villani, Italo Palumbo, Antonio Leone, Giovanni La Motta, Natascia Pastore, Ettore Marcarelli, Lucio Mariano Sena, Nunzio Gagliotti, Costantino D'Angelo, Carlo Caradente Giarrusso, Antonio Caroscio, Nicola Marino, Roberto Abbatiello, Marica Grande, Raffaele Leone, Carmine Verde.

Si torna in aula il 18 settembre, dopo l'udienza del 20 marzo che servirà solo ad affidare ad un perito l'incarico della trascrizione delle intercettazioni.

Esp