di Andrea Fantucchio
“Il fenomeno di corrosione degli ancoraggi delle barriere stradali, lungo il viadotto dell'Acqualonga, non era prevedibile". I consulenti di Autostrade per l'Italia (da ora la indicheremo solo come "Autostrade") oggi in aula hanno affrontato il tema della corrosione delle barriere stradali. E il ruolo rivestito da queste ultime nell'incidente che nel luglio del 2013 ha provocato il decesso di quaranta persone.
I tecnici di parte hanno spiegato come prima dell'incidente i test eseguiti dall'Anas, relativi proprio agli ancoraggi, erano esclusivamente di tipo visivo. Nessuno poteva immaginare, questo ha sostenuto la difesa, che vi fossero fenomeni non percettibili a occhio nudo. Oggi si è di fatto chiusa la consulenza dei tecnici di parte. Tre udienze nelle quali i consulenti incaricati da Autostrade hanno ribadito l’estraneità dell’azienda rispetto all’incidente che “non sarebbe ascrivibile all’infrastruttura autostradale ma alle condizioni del bus e all’imperizia del conducente”
Nelle precedenti udienze i professori dell’Università di Firenze e del Politecnico di Milano hanno evidenziato “un’eccessiva semplificazione nella ricostruzione realizzata dai tecnici della Procura”. I consulenti di parte, nello specifico, hanno contestato il calcolo dell'angolo del bus al momento dell'impatto. Per la difesa sarebbe più ampio di quello indicato dalla Procura con una traiettoria curvilinea. Il mezzo, secondo questa ricostruzione, avrebbe impattato le barriere a una velocità superiore rispetto a quella indicata dall’accusa.
Per avvalorare questa tesi sono stati ricostruiti in un video la discesa del mezzo dal punto di valico fino all'impatto con le barriere, il percorso del bus contro la carreggiata, lo scontro con la prima vettura, l'interazione del bus con le altre auto in sorpasso, la transazione lungo il cordolo e la caduta del mezzo dal viadotto.
Per i docenti di autostrade anche i new jersey seguivano tutte le norme prescritte dal protocollo di sicurezza. I tecnici hanno contestato l'assunto della Procura secondo cui le barriere erano insufficienti per un tratto di strada ad alta affluenza di traffico. Per la difesa, infatti, il flusso di automobili fra il 2008 e il 2012 era proporzionato alle prescrizioni seguite per le barriere stradali istallate lungo il viadotto dell’Acqualonga.
Inoltre, secondo quanto emerso dalla relazione dei consulenti di parte, l’eccezionalità dell’impatto era determinata da una velocità superiore ai 90 chilometri, da un’angolazione di oltre diciannove gradi, dalla presenza dei mezzi sulla carreggiata, dalla posizione delle ruote del mezzo sterzate verso l’esterno.
Si tornerà in aula il 31 gennaio il 7 febbraio. Quando sarà lasciato spazio al controesame condotto dal procuratore capo, Rosario Cantelmo, e dal sostituto, Cecilia Annecchini.