Napoli

 

di Simonetta Ieppariello

"Non mi faccio visitare da un negro" avrebbe detto una paziente, che si era recata nell'ambulatorio della guardia medica di Cantù, trovandosi di fronte il dottor Andi N., 30 anni, nato in Camerun e da 12 anni in Italia. "Ti ringrazio. Ho un quarto d'ora per bere un caffè", ha postato ironicamente su Facebook il medico.

Il medico si è laureato medico all'Università dell'Insubria e da un anno Guardia medica a Cantù ha raccontato su Facebook l'episodio razzista di cui è stato vittima la sera di domenica scorsa, quando una paziente ha rinunciato a farsi visitare non appena ha visto che il medico era di colore. È accaduto nella sede della Croce Rossa di Cantù, dove il medico trentenne era di turno. 

Ha usato l'ironia il dottore "Sono medico da due anni e capita di rendermi conto che i pazienti sono sorpresi e magari un po' incerti davanti a un medico nero, ma una reazione così non mi era mai capitata prima".

Dopo il post pubblicato su Facebook, sulla bacheca del medico sono apparsi numerosi messaggi di solidarietà. «Sono orgoglioso di avere un medico come te alla guardia medica di Cantú! Ce ne fossero di persone come te!» ha scritto un utente. Tanti lo incoraggiano con frasi solidali.

E arriva anche la solidarietà del presidente dell'ordine dei medici di Napoli. Una foto con il viso scurito e la frase: «Vi comunico che sono un medico nero». Così Silvestro Scotti, anche leader dei medici di famiglia della Fimmg manifesta il suo sdegno contro l'episodio. «Credo che l'episodio di Cantù sul rifiuto di una paziente di farsi visitare da un collega di colore - scrive Scotti sulla sua pagina Fb - descriva pienamente il degrado culturale di questo Paese. Non è solo una questione di razzismo, ma a mio avviso una evidente perdita dei valori fondamentali di riconoscimento di un ruolo professionale, sociale, umano e scientifico di un essere umano che si mette al servizio per la cura di un fragile o di una fragilità, senza né dover né poter essere nemmeno lontanamente condizionato dalla sua o altrui razza, genere, orientamento sessuale, politico, religioso e chi più ne ha più ne metta». «Io sono un medico non mi ricordo di che razza, non mi ricordo di che genere, non ricordo niente delle mie appartenenze di qualunque genere Sono un medico - sottolinea - e se serve a far capire allora oggi #sonounmediconero, domani sarò forse giallo o rosso. Non mi interessa e credo che nessuno dei miei pazienti lo debba considerare, perché io se sono un medico non lo considero mai».