Salerno

Classifica alla mano, quella di domani è una partita già determinante per la Salernitana. A cospetto di una Ternana imprevedibile, più forte grazie agli innesti di gennaio, ma comunque relegata nei bassifondi della graduatoria, i granata dovranno assolutamente scendere in campo con l'unico obiettivo di tornare a casa con i tre punti in tasca per dare una svolta definitiva ad una stagione che, al contrario, rischia di incanalarsi sul binario dell'anonimato. Il Liberati, per antonomasia, è stadio ostico per tutti, ma la Salernitana deve far capire a tutti cosa voglia fare da grande: salvarsi con tranquillità dando appuntamento ai sogni di gloria all'annata che condurrà al centenario oppure restare aggrappata al treno promozione pur consapevole di essere inferiore, per qualità, ad almeno 6-7 squadre che lotteranno fino alla fine per il grande salto. Con Colantuono, al momento, non c'è stata alcuna svolta: due vittorie, altrettante e sonore sconfitte, gioco non sempre spumeggiante e i soliti limiti difensivi che hanno condannato il suo predecessore ad un esonero che avrà senso soltanto se i granata disputeranno un girone di ritorno a ritmi forsennati. Viceversa tanto valeva tenersi un Bollini che, pur commettendo qualche errore, aveva capito dal principio che il gruppo aveva dei limiti tecnici basando tutto, o quasi, sull'agonismo e sul carattere, doti venute meno quando c'è stato l'inevitabile calo fisico. 

Se qualcuno, in concomitanza con l'avvento di Colantuono, si aspettava un mercato da protagonisti è rimasto deluso. Palombi non è il bomber che può risolvere il problema, Casasola viene dalla C e da due retrocessioni di fila e, anche domani, l'allenatore avrà gli uomini contati a centrocampo, reparto in difficoltà dal ritorno in B ad oggi e mai rinforzato adeguatamente. Pensare di competere con le big con un Signorelli mai determinante, i discontinui Odjer e Minala e un Ricci promettente, ma ancora molto giovane è utopia e la speranza è che Lotito e Mezzaroma investano ulteriormente per alzare il tasso tecnico di una rosa discreta, ma ancora incompleta. Il risultato di domani, insomma, non cambi gli obiettivi e le strategie, anche a costo di mettere fuori lista quei calciatori che, pur in uscita, di andar via non vogliono proprio saperne. Dopo tre anni di B, è arrivato il tempo di dare una svolta a quest'avventura cadetta: domani, di lunedì sera, ci saranno 800 salernitani e questa gente merita chiarezza, programmazione, un mercato ambizioso e trasparenza. La speranza è che il 31 gennaio il ds Fabiani torni da Milano con un difensore centrale forte, due centrocampisti di qualità e un bomber vero, dal momento che Bocalon continua a deludere, Rodriguez è già in lista di sbarco e i due giovani laziali hanno già la testa proiettata ad un futuro con una maglia diversa. 

La chiosa è dedicata a Radunovic e Bernardini. Il primo, quasi certamente, tornerà in campo dal primo minuto "favorito" dalle performance non propriamente ottime del collega Adamonis. Restiamo dell'idea che la Salernitana avrebbe bisogno di un numero uno di esperienza, del resto basti ricordare quanto è cambiata la squadra un anno fa con l'avvento di Gomis per capire quanto sia rischioso lottare- teoricamente- per i play off con due ragazzini di belle speranze e che, sin ora, hanno una media voto insufficiente. Quanto al "Ministro della difesa" (che non ha vissuto un girone d'andata degno dei suoi livelli), sarebbe un bene per tutti ricucire questo strappo: il calciatore deve tantissimo alla Salernitana che, però, non può aggrapparsi alla "riconoscenza" dopo aver fatto partire a cuor leggero e con frequenza altri elementi che, per la maglia granata, hanno fatto veramente molto. Ridursi agli ultimi mesi per blindare i calciatori più bravi fa capire che le vicende Nalini-Donnarumma hanno insegnato poco: certo è che ripartire post mercato con un Bernardini in meno non sarebbe affatto un bel bigliettino da visita...

Gaetano Ferraiuolo