Avellino

Fa male dirlo, ma la partita dell'Avellino sul campo del Crotone è durata solo una manciata di minuti. Una decina al massimo, quando gli attacchi dei lupi aiutati dalle folate di vento a favore avevano impensierito la retroguardia rossoblù. Poi il calo. Quando buona parte dei tifosi biancoverdi è entrata nel settore ospiti verso la mezzora, l'Avellino aveva già smesso di giocare.

La prestazione peggiore che gli uomini di Rastelli potessero disputare dopo i due mezzi passi falsi offerti contro Varese ed Entella. Ci si attendeva molto di più. Soprattutto bisognava far ricredere i più scettici che l'obiettivo play off, puntato ad inizio stagione e tenuto stretto per tutto l'arco del campionato, è ancora vivo. Certo, è anche vero che i problemi e le prove negative che hanno contraddistinto il cammino biancoverde nell'ultimo periodo non potevano essere cancellati con un colpo di spugna sul difficile terreno di gioco di un Crotone che, col sangue agli occhi, lotta per la permanenza in categoria.

Niente alibi - Ma l'impressione è che sarebbe bastato davvero poco all'Avellino per riuscire a conquistare un risultato positivo allo Scida, al cospetto della truppa di Drago che è sembrata tutto tranne che trascendentale. Di sicuro meno "in palla" di Varese ed Entella che avevano evidenziato, soprattutto nella ripresa, le difficoltà sul piano fisico di diversi interpreti della truppa di Rastelli. L'Avellino a Crotone si è reso pericoloso solo ad inizio gara, poi nessun tiro in porta, ad eccezione di un lampo di Zito nella ripresa. Poco, troppo poco. Anzi, nulla. E non c'è rigore dubbio o rigore non concesso che tenga. Se non tiri in porta non segni. Se non segni, non vinci. E c'è sempre quel gol preso negli ultimi dieci minuti del primo tempo (vedi Carpi, Lanciano, Catania e Vicenza) a farti andare al riposo con i piani della seconda frazione di gioco scombussolati.

Testa o fisico? - Dopo il pari interno di sabato scorso, il tecnico biancoverde aveva scacciato le domande giustificate sulla condizione fisica della squadra, spostando l'attenzione solo sull'aspetto mentale della sua rosa e sul non riuscire mai a compiere il salto decisivo per la mancanza di lucidità nel saper reggere le pressioni dell'alta classifica. "Siamo gli stessi delle quattro vittorie consecutive", aveva spiegato in quell'occasione Rastelli. Sicuramente nella forma e negli interpreti. Ma quel che balza all'occhio è che l'Avellino è solo un lontano parente della squadra ammirata in quelle quattro vittorie. Inutile girarci intorno. Il fiato appare corto, le gambe non macinano gli stessi chilometri di prima e il pallone non scoppia più ad ogni contrasto.

Questione di motivazioni - L'Avellino sembra non averne più. Appare logico dopo trentotto giornate di campionato e tutti gli stress che un torneo lungo e logorante come quello cadetto ti getta addosso. La spia della benzina si accende ad intermittenza. Spesso resta accesa e non promette nulla di buono. A questo punto della stagione la fanno da padrona le motivazioni. Sono quelle che ti fanno andare avanti quando il fisico non regge più come prima. E l'Avellino di motivazioni per andare avanti ne ha a iosa.

Fatelo per loro - In primis, l'obiettivo da raggiungere. I play off nonostante il periodo buio sono sempre ad un tiro di schioppo. Le altre corricchiano, a volte si fermano e hanno permesso ai lupi di tenersi stretto l'ottavo posto, l'ultimo utile ad accedere agli spareggi promozione. Sarebbe un delitto uscire fuori, proprio adesso, da quel cerchio di privilegiati a sognare. Sembra di rileggere lo stesso copione dello scorso anno. Se così fosse sarebbe uno smacco troppo grande per i tifosi biancoverdi. Loro che, nonostante tutto, sono sempre al fianco della propria squadra, pronti a sostenerla sempre, comunque e soprattutto dovunque. Non ha importanza quanto sia distante la prossima trasferta o quanto male faccia l'ultima sconfitta subita. Loro ci sono sempre. E a loro l'Avellino deve tanto. Sono loro la motivazione più grande.

Mollare mai - Contro il Pescara saranno lì, sui gradoni del Partenio-Lombardi, ad incitare incessantemente i loro beniamini in campo. Sarà un match fondamentale. Il più importante di tutti gli ultimi quattro da affrontare. Vincere significherebbe crederci ancora. Ma bisognerà tirare fuori tutta la grinta e l'orgoglio mancato nelle ultime settimane. Altrimenti, caro Avellino, così non si va lontano.

Carmine Roca