Salerno

Un personaggio del genere, per tanti motivi, non può risultare indifferente: o lo si ama o lo si odia. Sabato pomeriggio la Salernitana ritroverà per la quarta volta da ex Zdenek Zeman, allenatore che in Campania è retrocesso tre volte su tre senza mai riuscire a fare la differenza come lecito attendersi da un professionista del suo spessore. Certo, le colpe non sono state soltanto sue e spesso, anche nelle aule dei tribunali, ha attribuito i fallimenti sportivi a situazioni extracalcistiche denunciate in tempi non sospetti e che forse hanno inciso negativamente sul suo percorso, ma sulla panchina granata ha alternato una stagione tutto sommato divertente ad un'altra totalmente negativa, coincisa con un inevitabile esonero a classifica ormai delineata. Quando nel 2001-02 Aliberti decise di portarlo a Salerno silurando senza troppi rimpianti quell'Oddo che, in realtà, ancora una volta aveva salvato la nave dal naufragio, in città si scatenò nuovamente l'entusiasmo: in centinaia lo accolsero nel giorno della presentazione ufficiale, in 8000 si recarono ai botteghini per sottoscrivere l'abbonamento sposando lo slogan "Salernitana, passione dalla Z alla A". 

Quanto pesò l'infortunio di Babu....

In quel campionato accadde veramente di tutto e grazie a Zeman esplosero giocatori come Campedelli, Camorani, Di Vicino, Zoro e soprattutto Vignaroli, autore di 23 reti nell'inedita veste di centravanti. Certo, qualche scelta fece storcere il naso: da Fusco centrale di centrocampo contro il Como all'esclusione progressiva di due colonne come Olivi e Del Grosso passando per lo schieramento sempre spregiudicato di una difesa puntualmente perforata di domenica in domenica. Quella squadra, però, per un periodo fece divertire e sognare i tifosi; come dimenticare le cinque vittorie consecutive contro Pistoiese, Siena, Messina, Napoli e Cosenza, que l3-2 al 94' pagato a caro prezzo con l'infortunio di Babu. Senza quel ko la Salernitana, a -6 dalla A, avrebbe potuto continuare a sperare nella promozione, anche perchè esplose il caso Empoli (con accuse di doping) mai chiarito del tutto e che grida ancora vendetta.

Nella stagione successiva l'evidente frizione, con la partenza per il ritiro di Predazzo senza aver rinnovato il contratto e con una polemica pubblica relativa ai "due numeri 12", Botticella e Marruocco. Durante le sgambature esplosero anche i casi Kolousek e Tedesco, tutto mentre arrivavano alla spicciolata semisconosciuti come Poziello, Gonzalez, Sardo, Teco e Maschio, troppo poco per chi sognava di ripetere una stagione importante. Il rinnovo avvenne prima dell'esordio in coppa Italia, ma quell'anno le soddisfazioni arrivarono soltanto nei derby: 1-1 a Napoli in rimonta, 2-0 a Salerno con gol di Baggio e Zoro, per il resto sconfitte, polemiche, contestazioni e la scelta, dopo il 2-2 con la Triestina, di affidare alle statistiche il suo commento piuttosto che giustificare la quasi certa retreocessione. 

Il rimpianto Iaquinta-Esposito, la rimonta di Kutuzov

Aliberti lo mandò via troppo tardi, nel tempo avrà modo di contestare l'operato di Zeman confessando anche di aver perso giocatori come Esposito e Iaquinta proprio su indicazione dell'allenatore. Varrella non evitò la retrocessione certa ("Zeman li ha rovinati" disse Luiso nella sua prima conferenza stampa), solo il caso Catania permise alla Salernitana di restare in B  E lì le strade tra granata e Zeman si incrociarono di nuovo. All'Arechi 25mila persone lo fischiarono sonoramente e lui, con la solita ironia, rispose salutando la curva Sud, gesto mai fatto in due anni di permanenza a Salerno. Bogdani lo rispedì a casa senza punti, a ritorno la vendetta scaturita dalla doppietta di Kutuzov in pieno recupero che avviò la crisi dei ragazzi di Pioli. Nella sfida di andata, invece, l'accoglienza è stata meno fredda, anzi parte della tribuna gli riservò un forte applauso salutandolo con affetto, forse dimenticando quella seconda e disastrosa annata. Ironia della sorte si giocherà la panchina contro la "sua" Salernitana, dopo averla "salvata" a Bollini con quel pirotecnico 2-2, quando solo una svista arbitrale gli permise di portare a casa un punto dopo aver condotto per 2-0 fino all'83'. 

Gaetano Ferraiuolo