Sono nove le persone indagate per la morte della 69enne di Pago Veiano, avvenuta lo scorso 1 febbraio al Rummo, dove era rimasta per cinque mesi – con un intervallo di alcune settimane trascorse a Villa Margherita – dopo essere rimasta ferita nell'incidente accaduto il 5 settembre 2017 lungo la Tangenziale ovest di Benevento. Dove, come si ricorderà, la Fiat Panda a bordo della quale la malcapitata viaggiava, in compagnia del marito e di una nipote, si era scontrata con un fuoristrada guidato da un 56enne di San Leucio del Sannio.
Nell'elenco di coloro che sono stati 'avvisati' dal sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro in vista dell'affidamento dell'incarico dell'autopsia, in programma domani mattina, così da consentire alle parti la nomina di un consulente di fiducia – la scelta è già caduta sui medici legali Monica Fonzo e Fernando Panarese -, figurano il conducente del fuoristrada, sei dottori del Rummo e due di Villa Margherita, difesi, tra gli altri, dagli avvocati Carmine Cavuoto, Marcello D'Auria e Paolo Piccialli.
A dare il là all'inchiesta era stata la denuncia ai carabinieri dei familiari. Secondo una prima ricostruzione, la pensionata era stata ricoveratain rianimazione, quindi nel reparto di chirurgia d'urgenza dell'ospedale Rummo, subendo una serie di operazioni per problemi agli arti e agli organi interni. A novembre, poi, era stata trasferita presso la struttura di riabilitazione a Piano Cappelle, dove, a distanza di un mese, le sue condizioni cliniche si erano aggravate, al punto da rendere necessario il ritorno al Rummo, dove era stata sottoposta ad altri interventi.
Lunedì scorso il tragico epilogo: il cuore della donna che si era fermato per sempre. A seguire, dopo l'iniziativa dei congiunti, il sequestro della cartella clinica e la decisione di procedere all'esame autoptico, che dovrà stabilire la causa della morte e se esistano presunte negligenze nell'assistenza ricevuta dalla vittima.
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