E' una di quelle partite che, a distanza di anni, emoziona ancora, una gara che conferma quanto il fattore Arechi possa spostare gli equilibri anche a cospetto di avversari decisamente più forti e, sulla carta, destinati a fare un sol boccone del cavalluccio marino. Era il sei febbraio di 13 anni fa, dopo la sconfitta di Trieste maturata in pieno recupero nel segno del solito Godeas la Salernitana ospitava il Genoa di Serse Cosmi, capolista incontrastata del torneo cadetto che, nel match d'andata, aveva vinto e con merito per 5-0 dominando dal primo al novantesimo. Molte persone, temendo un'altra disfatta, decisero di stare a casa sfruttando la giornata di sole per fare una passeggiata con la famiglia: sugli spalti c'erano appena 8000 spettatori, con una curva ospite piuttosto gremita anche grazie all'arrivo a Salerno di un gruppo di supporters del Napoli, storicamente gemellati con i rossoblu. Chi si aspettava un match a senso unico in favore dei liguri rimase tuttavia deluso; la Salernitana forse più bella della stagione si confermò "ammazzagrandi" e dopo 20 minuti passò meritatamente in vantaggio con un gol di Rubino, bravo a sfruttare una corta e goffa respinta di Baldini e a battere l'incolpevole Scarpi. La reazione del Genoa tardò ad arrivare e i granata trovarono il raddoppio: splendido cross di Bombardini e magia di Palladino per l'incredibile 2-0, accompagnato dal boato liberatorio del pubblico dell'Arechi che ammutolì genoani e napoletani.
Poco prima della fine del primo tempo altro colpo di scena: un giovane Milito, ben servito in profondità da Stellone, si ritrovò a tu per tu con Ambrosio e lo scartò in scioltezza, ma, proprio mentre stava calciando a porta vuota, fu fermato prodigiosamente dallo stesso Ambrosio con un riflesso da campione. Anche in questo caso Arechi in delirio come se si fosse segnato un gol. Nella ripresa, con Stellone e Caccia in campo a formare un tridente offensivo da categoria superiore, l'assalto del Genoa si infranse sul muro eretto da Molinaro, Lanzaro, Terni e Polenghi che, a 10 minuti dalla fine, realizzò la terza rete sotto la Sud con un perentorio colpo di testa, sempre su assist di un sontuoso e inarrestabile Bombardini. Il genio di Faenza calò il poker in pieno recupero sfruttando una sponda di Shala e chiudendo egregiamente un contropiede: Scarpi battuto, 4-0 sonante e il "che siete venuti a fà" del pubblico sulle note di "chi non salta è napoletano". Un pomeriggio di festa, uno degli ultimi dell'era Aliberti. Pochi mesi dopo, infatti, clamorosamente le due squadre (una promossa, l'altra salva) si ritrovarono a giocare la semifinale play off in serie C per motivi prettamente giudiziari.
SALERNITANA (4-3-3): Ambrosio; Polenghi, Lanzaro, Terni, Molinaro (90'+2 De Angelis); Galasso (54' Shala), Longo, Coppola; Palladino, Bombardini, Rubino (63' Aslund).
A disp: Botticella, Ghomsy, Onwachi, Mendil. All: Gregucci
GENOA (4-4-2): Scarpi; Sartor (23' Gargo), Sottil, Baldini, Thiago; Lazetic (56' Caccia), Italiano, Brevi (56' Tedesco), Gemiti; Milito, Stellone.
A disp: Barasso, Rimoldi, Rossi, Carparelli. All: Cosmi
Arbitro: Ayroldi
Reti: 21' Rubino, 36' Palladino, 80' Polenghi, 90'+3 Bombardini
Gaetano Ferraiuolo