di Luciano Trapanese

«Lotito? Non appoggio né lui, né altri candidati». Le parole di Oreste Vigorito, imprenditore e presidente del Benevento, spazzano via ogni dubbio. E mettono la parola fine a un tam tam mediatico che negli ultimi giorni si è fatto insistente.

«Non lo faccio – ha aggiunto – a livello personale e neppure con il gruppo editoriale che rappresento. La missione dell'azienda è sempre stata precisa: raccontare lo sport, il sociale, la cronaca, l'attualità, con l'ambizione di fornire alle nostre comunità delle chiavi di lettura utili per interpretare il reale. Non abbiamo mai mirato a influenzare chi ci segue sui nostri mezzi d'informazione».

Eppure Lotito insiste...

«Probabilmente ha frainteso il rapporto di stima che ho nei suoi confronti. Una stima che c'è e rimane, sia per il presidente di calcio, sia per l'imprenditore. Ma che non può e non deve coinvolgermi nella rappresentazione di uno scenario politico, dove si giudica sui fatti, sui programmi e sull'operatività. Mi riferisco a Lotito per rispondere alle sue affermazioni, ma il metro di giudizio è analogo per tutti i partiti e tutti i candidati. Massimo rispetto e “par condicio”».

Tra una risposta e l'altra il telefono dell'avvocato Vigorito continua a squillare. Interviste da tutta Italia. Risponde a domande sul Benevento, sulla prossima sfida contro la Roma. Sulle possibilità di salvezza della sua squadra. Sul futuro del calcio italiano.

Come riassumerebbe la linea editoriale del suo gruppo, soprattutto in una situazione come quella attuale dove la correttezza dell'informazione spesso contrasta con l'esigenza di schierarsi, e questo a tutto danno della verità e inevitabilmente della credibilità dei media?

«La nostra scelta politica è semplice: a dettarla sono i temi che ispirano e muovono la nostra attività giornalistica. Poniamo domande, aspettiamo risposte, soluzioni. Spesso le sollecitiamo. E verifichiamo se le promesse vengono mantenute. Questa è la nostra linea, facciamo politica, perché un gruppo editoriale non può non farla, ma senza pregiudizi e preconcetti, nell'interesse esclusivo della risoluzione dei problemi e a vantaggio delle comunità».

Quali sono i temi sui quali concentrate con maggiore insistenza la vostra attenzione?

«L'ambiente prima di tutto, su questioni regionali ma anche nazionali, sulla disoccupazione giovanile. Diamo voce alle comunità interne e alla loro disperata richiesta di sviluppo. Puntiamo i riflettori sulla nuova emigrazione che sta spopolando interi paesi. Sull'intelligenza, la competitività, la passione di tanti giovani della nostra regione che – con le giuste opportunità – potrebbero ricostruire e far crescere il tessuto economico e imprenditoriale e innescare la vera ripresa di questi territori. Non trascuriamo naturalmente la cronaca e le analisi sui fenomeni di criminalità, grandi e piccoli. Senza distinzioni».

Sulla scrivania dell'avvocato Oreste Vigorito, insieme a documenti e fascicoli, anche le bozze di un giornale...

Cos'è quella, una rivista?

«Sì – la indica e inizia a sfogliarla -. Abbiamo deciso di tornare a investire sulla carta stampata, di essere di nuovo presenti in un settore dell'editoria che sta affrontando una forte decadenza, ma che rappresenta – più di ogni altro sistema legato all'informazione – la radice della civiltà dei popoli: la scrittura. Non rinnego certo la tecnologia, le innovazioni. Sono belli gli Ipad, i computer, gli smartphone, ma riscoprire il gusto di sfogliare la carta, sentirne l'odore, credo restituisca delle sensazioni uniche. Forse un po' nostalgiche, ma non solo».

In che senso?

«Avevamo deciso di non parlarne ancora, ma a questo punto... Sarà una rivista settimanale, a diffusione regionale gratuita, e anche se su carta avrà un cuore multimediale. La testata è Ottopagine.it, il nome di un sito per un giornale d'impostazione tradizionale. Non è un controsenso. Rappresenta invece la vera essenza di questa impresa. La rivista dialogherà con le nostre altre piattaforme di informazione, il portale Ottopagine e l'emittente televisiva regionale 696 tv. Antico e moderno insieme, forse un modo per ridare vita, importanza, autorevolezza all'informazione su carta».

Come sarà impostata la rivista?

«In modo molto tradizionale. Grandi inchieste, reportage, storie, approfondimenti. Con attenzione per la scrittura e una grande apertura verso la società civile, le associazioni, l'università, il mondo della cultura e dei diritti. Saranno spesso proprio i protagonisti a raccontare sulle pagine del giornale la loro esperienza. Speriamo di raccogliere consensi da parte dei lettori e siamo aperti a ricevere contributi e suggerimenti. La rivista sarà un ulteriore tassello per rinforzare l'idea di una informazione capace di raccontare e dare voce a una comunità. La nostra comunità».

Come sintetizza il momento e gli obiettivi delle sua attività imprenditoriali?

«Beh, questo gruppo colleziona record positivi e negativi. La sintesi è nella situazione calcistica, che conoscete. Due promozioni consecutive per la gioia dei tifosi, la più lunga striscia di sconfitte consecutive ad avvio di campionato, interrotta grazie a un evento straordinario: il gol di un portiere. Se qualcuno lassù ci ha sentito, penserà che abbiamo l'esigenza continua di attirare l'attenzione della gente e provare a portare a termine imprese estreme: nel calcio raggiungere una salvezza “impossibile” e nell'editoria ridare senso modernità all'informazione su carta. In fondo viviamo per questo: proviamo sempre a realizzare i nostri sogni...»