Benevento

Era andato via da Benevento nel marzo del 2012, è ricomparso questa mattina in aula. Testimoniando nel processo nato da un’indagine del pm Antonio Clemente sulla gestione dei rifiuti nell'ex discarica di Piano Borea. L'ex prefetto Michele Mazza, inquilino del palazzo del governo di Benevento per due anni e mezzo – dal settembre 2012 -, ha ricordato le competenze provinciali in una vicenda per la quale sono stati spediti a giudizio Lucio Lonardo, Massimo Romito, rispettivamente presidente e direttore tecnico dell'Asia; il sindaco Fausto Pepe, Carmine Cossiga, di Napoli, commissario liquidatore del Consorzio rifiuti Bn1, e l'ex presidente dello stesso Consorzio, Gerardo Giorgione. Quest'ultimo ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee, evidenziando di aver stipulato all'epoca, quando era stato al vertice del Consorzio, un contratto con un'azienda specializzata del Nord Italia – di cui ha prodotto le fatture di pagamento - che si occupava dei prelievi, con un successivo lavoro di analisi dal quale non erano mai emersi problemi relativi a perdite di percolato. L'udienza è stata occupata anche dalla deposizione del professore Gennaro Lubrano, consulente di Cossiga, poi il processo è stato rinviato al 25 settembre, quando è prevista la discussione.

L'inchiesta era stata centrata sia sull'area che comprende la vecchia discarica ormai dismessa, negli anni scorsi utilizzata dai comuni aderenti al Consorzio Bn1, sia sulle due vasche realizzate dal Comune di Benevento nel giugno del 2007 per lo stoccaggio temporaneo di rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata.

Secondo l'accusa, due vasche equivalenti ad una discarica non autorizzata. E' questo il versante per il quale vengono chiamati in causa Lonardo e Romito, ai quali viene contestata anche un' omissione in atti di ufficio: «non avrebbero fatto rimuovere il percolato presente e non avrebbero adottato tutti gli atti idonei ad impedire che acque meteoriche miste a liquidi di percolato di discarica e colaticci provenienti dalla gestione dei rifiuti penetrassero nel suolo e nel sottosuolo in modo incontrollato».

Il coinvolgimento di Cossiga e Giorgione riguarda invece le vasche 1 e 2 dell'ex discarica: anche loro – sostiene la Procura – «non avrebbero fatto rimuovere acque meteoriche miste a liquidi di percolato di discarica e colaticci provenienti dalla gestione dei rifiuti», e non avrebbero messo in campo le misure necessarie ad evitare che «tali rifiuti  penetrassero nel suolo e nel sottosuolo in modo incontrollato, rifiuti provenienti dalla vasca 1 e 2 dell'ex discarica».

Due situazioni nelle quali il magistrato inquirente ha ravvisato una omissione in atti di ufficio anche per Pepe, che non avrebbe adottato i provvedimenti utili a fronteggiarle. Sono impegnati nella difesa gli avvocati Carmine Lombardi, Sergio Rando, Vincenzo Sguera, Nazzareno Lanni, Luigi De Vita, Enrico Maria Bozza.

Esp