La relazione finale della Commissione Parlamentare d'inchiesta è chiara: l'Uranio impoverito ha seminato morti e malattie tra i nostri militari in missione all'estero. Al termine di un lungo lavoro di indagine, durante il quale sono state ascoltate numerose testimonianze, la Commissione parla di «sconvolgenti criticità» nel settore della sicurezza e della salute sul lavoro dei militari. A Presentare i dati conclusivi il presidente Gian Piero Scanu. Gli esperti hanno riconosciuto il nesso causale tra l'esposizione all'uranio impoverito e i tumori che hanno ucciso molti militari italiani tra i quali anche il giovane Antonio Attianese, il caporal maggiore 38enne originario della provincia di Salerno ammalatosi di tumore 13 anni fa dopo due missioni in Afghanistan, morto l'estate scorsa nella sua casa di Sant'Egidio del Monte Albino. Attianese non aveva ricevuto vicinanza e sostegno, ma «minacce ed intimidazioni» dai superiori. E la Commissione aveva trasmesso gli atti sul caso al procuratore militare della Repubblica presso il Tribunale militare di Roma. Più di 340 vittime, moltissimi i soldati campani. La sindrome dei Balcani colpisce nel silenzio totale delle istituzioni e dello Stato che continua ad ignorare l'appello dei militari.
Contro il “negazionismo” dei vertici militari e gli “assordanti silenzi” dell'autorità di Governo, è stato compiuto un lavoro costante e determinato. La magistratura penale purtroppo, accusa la Commissione, non sempre è intervenuta in maniera sistematica a tutela della salute dei militari assicurando l'impunità a chi avrebbe dovuto proteggere e garantire i soldati.
Tra loro anche Francesco De Angelis, ex brigadiere dei Carabinieri di Nocera. Intervistato da Rossella Strianese per il canale 696 racconta il suo calvario in questa puntata de La Linea: "Ci hanno abbandonati. Ma non morirò in questo Paese che mi ha tradito".
La relazione rivela i «molteplici e temibili rischi a cui sono esposti lavoratori e cittadini nelle attività svolte dalle forze armate, ma anche dalla polizia di Stato e dai vigili del fuoco. Non c'è solo l'uranio, ma anche l'amianto, presente in navi, aerei, elicotteri. Tanto che la Commissione ha accertato che solo nell'ambito della Marina Militare 1.101 persone sono decedute o si sono ammalate per patologie asbesto-correlate».
Nella relazione della Commissione d'Inchiesta si constata anche «l'inadeguatezza della tutela previdenziale garantita al personale delle forze armate, al quale è riservato un trattamento deteriore rispetto alla generalità dei lavoratori».
Ma non ci sono solo le missioni all'estero. Anche dentro ai poligoni di tiro c'è il rischio di esposizione a inquinanti ambientali. A fronte di questi rischi, i parlamentari hanno rilevato la difficoltà per le vittime di ottenere giustizia.
Anche perché nella Difesa, il controllato e il controllore spesso coincidono. Gli Ispettori domestici nelle forze armate, tenuti a vigilare sull'applicazione della legge in materia di salute e sicurezza, sono tecnici istituiti presso le stesse amministrazioni della Difesa. Anche l'Osservatorio epidemiologico è affidato al mondo militare mentre, secondo Scanu, dovrebbe essere gestito dall'Istituto Superiore di Sanità.
C'è una proposta di legge, firmata da Scanu, insieme a quasi tutti i membri della Commissione, che vuole superare proprio questo ostacolo: affidare la vigilanza al personale del ministero del lavoro.
In Conclusione Gianpiero Scanu dichiara l'assoluta necessità di “garantire al meglio la sicurezza e la salute dei militari. Non è un sogno, ma un atto dovuto alle nostre forze armate per l'impegno e lo spirito di sacrificio dimostrati ogni giorno al servizio del Paese».