Niente più arresti per Felice Covino, 42 anni, ed il figlio Ilario, 20 anni, di Arpaise, che lunedì scorso erano finiti ai domiciliari per produzione e coltivazione di sostanze stupefacenti: un'ipotesi di reato contestata dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Montesarchio. Lo ha deciso il gip Gelsomina Palmieri, che ha disposto l'obbligo di dimora per Ilario e quello di firma, tre volte a settimana, per il genitore.
E' l'epilogo dell'udienza di convalida che si è tenuta questa mattina, quando i due indagati, difesi dagli avvocati Grazia Luongo e Salvatore Pignatiello, sono comparsi dinanzi al giudice. Entrambi hanno risposto alle domande, Ilario lo ha fatto escludendo qualsiasi responsabilità a carico del padre. Se le è infatti addossate tutte lui, sostenendo che il 42enne era all'oscuro di ciò che aveva combinato solo ed esclusivamente per uso personale, attrezzando a serra una vecchia cantina. Un locale chiuso da una cella frigorifera, nel quale i militari avevano rinvenuto venti piante di marijuana: 5 alte circa un metro e mezzo, le altre una quarantina di centimetri.
Nella stessa occasione erano stati ritrovati, inoltre, 220 semi, 30 rametti essiccati, materiale per il confezionamento della sostanza stupefacente e per la produzione; fertilizzanti, concimi, un deumidificatore e numerose lampade necessarie al riscaldamento dell’ambiente.
Come si ricorderà, l'intervento dei carabinieri era scattato alla frazione Terranova, evidentemente sulla scorta di elementi già precedentemente acquisiti. Al di là di una pianta scovata all'esterno, le novità maggiori erano infatti saltate fuori quando, spostata la cella frigorifera, ai loro occhi erano apparsi gli arbusti, dai quali – avevano spiegato in una nota – sarebbe stato possibile ricavare 9000 dosi.
Esp