Nelle vittorie e nelle sconfitte, con i brividi dei tanti overtime chiusi con un ko o con un successo: la Sidigas Avellino si è ritrovata fuori dalla Coppa Italia, al primo atto, ripetendo involontariamente il percorso e l'altalena di tante gare della stagione corrente. In 45 minuti, a Firenze, un riassunto delle puntate precedenti: Avellino, come tante volte accaduto, avanti con decisione al 10', in controllo, in gestione, ma all'improvviso colta da un calo repentino di attenzioni e di decisione, quasi colta dal famigerato "braccino del tennista".
Il rendimento con cui Avellino ha viaggiato nei primi 7 minuti del quarto di finale era difficilmente confermabile lungo i quaranta minuti: la Scandone avrebbe chiuso la sfida con Cremona con percentuali irreali. Alcuni momenti di pausa e di poca gestione sono, per certi versi, inevitabili, per tutte le squadre, ma all'accenno di un cambio, di una rotazione, di un secondo quintetto sul parquet, le condizioni si ribaltano. Senza soluzione di continuità, al MandelaForum di Firenze, la Sidigas ha subito un parziale di 18-2 poco gestibile mentalmente nel prosieguo della sfida se non con la forza individuale, rappresentata in particolare dalla grinta di Jason Rich, capace di firmare la parità con giocate pazzesche. Vero che Maarty Leunen ha avuto la palla della vittoria sul 74-74 a pochi secondi dal termine dei regolamentari. Un tiro che avrebbe cambiato il giudizio - le polemiche degli ultimi giorni nell'ambiente irpino si sarebbero trasformate in un sospiro di sollievo e nella prosecuzione del sogno di alzare di un trofeo - ma che non basta alla Sidigas per evitare una discussione interna che si aprirà da qui a breve giocoforza.
Passano i mesi, ma la gara di Firenze ricorda la sconfitta dei lupi a Brindisi (altalena di parziali, gara blindata, riaperta dall'appoggio di Tepic e persa al supplementare), fa tornare alla mente la sfida di Pesaro (+20 Avellino in pochi minuti e poi l'improvviso calo con il rischio biancoverde di un incredibile ko) e rievoca anche il cammino in Champions League, le diverse sfide che i biancoverdi avevano praticamente in pugno (nella fattispecie le trasferte di Salonicco e di Bonn). Sconfitte che hanno determinato la retrocessione della Sidigas in Europe Cup. Il tutto senza dimenticare il primato meritato in Serie A, il titolo di campione d'inverno, mai conquistato prima dalla Scandone, ma che si è confermato effimero. Un primato strappato con gli overtime vinti contro Milano e Venezia (anche lì grandi match di Avellino, ma più volte compromessi e poi riacciuffati a colpi di magie nei finali). La Coppa Italia ha certamente segnato una linea di demarcazione confermando che, per la conquista di un trofeo, il gruppo biancoverde dovrà garantirsi uno step di crescita significativo tra Italia (percorso finale in regular season per il miglior posizionamento nella griglia dei play off Scudetto) ed Europa (le due sfide della seconda competizione FIBA con Minsk). Che arrivi con il mercato o da scelte interne con il rilancio di chi è stato bocciato in Toscana: alla società irpina la decisione.
Redazione Sport