Colantuono ha visto una buona Salernitana, i calciatori parlano di episodi sfortunati, la dirigenza ha detto a più riprese che non è colpa del mister se non si vincono le partite malgrado le tante occasioni da gol create. I fatti dicono che ieri tutti i tifosi presenti allo stadio, gli addetti ai lavori e chi ha guardato la partita da casa ha "ammirato" una squadra totalmente in difficoltà per 70 minuti, che ha perso dal punto di vista tattico la sfida a distanza con Grassadonia e che ha iniziato a costruire qualcosa soltanto quando l'allenatore- che certo facendosi espellere sempre non trasmette serenità- ha capito che difendersi in 5 contro la Pro Vercelli, tra l'altro in casa, era un errore e ha corretto tardivamente un undici eccessivamente difensivo e rinunciatario. Solo con il passaggio al 3-4-3 la Salernitana ha sciorinato un calcio a tratti piacevole, sfruttando anche la comprensibile stanchezza di un avversario in totale emergenza e che fisiologicamente è calato per la presenza in campo di 4 elementi che non scendevano in campo da mesi. Peccato che gli innumerevoli cross arrivati dalle fasce non abbiano trovato adeguata assistenza in area di rigore, con Bocalon come sempre spaesato e puntualmente anticipato dal diretto marcatore. La sensazione è che bisognerà fare un lavoro individuale con questo calciatore che, dopo 26 partite di campionato, fatica a fare i movimenti giusti ed arriva quasi semprei in ritardo sul pallone.
Quanto alla formazione, la Salernitana è scesa in campo con un abbottonato 3-4-1-2 che, in fase di non possesso, si trasformava in un 5-4-1. Dinanzi a Radunovic spazio a Monaco, Tuia e Casasola, con il rientro in campo dell'ex Lazio scaturito anche dalla volontà di poter contare su difensori bravi dal punto di vista tecnico e capaci di trasformare l'azione da difensiva ad offensiva. In mediana importante rientro di Ricci affiancato da Minala, con Vitale e Pucino sulle corsie esterne e Sprocati alle spalle di Palombi e Bocalon. La Pro Vercelli ha risposto con un 3-5-2 quotato più al contenimento che alla costruzione anche per l'assenza di due elementi fondamentali come Vives e Castiglia. forse i più forti della rosa. Come spesso accaduto negli ultimi mesi, Jidaji si è sacrificato in veste di difensore centrale sostituendo l'ex Bergamelli, Paghera ha avuto il compito di fungere da frangiflutti davanti alla difesa per chiudere ogni linea di passaggio in verticale e raddoppiare su Sprocati, mentre Reginaldo e Raicevic formavano un tandem esperto e fisicamente forte. La prima fotografia della gara arrivava già dopo 100 secondi, con la Salernitana capace di sbagliare sette passaggi anche a causa della grande tensione. Tutto, ovviamente, a favore di una Pro Vercelli aggressiva, perfetta nei raddoppi, ben messa in campo, agonisticamente cattiva e anche furba a far trascorrere i minuti con evidenti perdite di tempo e qualche fallo non ben sanzionato da Giua.
Non a caso la prima occasione della Salernitana nasceva da una progressione individuale e non da un'azione corale, con Bocalon bravo a lasciare sul posto Gozzi, ma impreciso a tu per tu con Pigliacelli. Dal 20' in poi, pur senza mai calciare con pericolosità, la Pro Vercelli diventava padrona del campo anche perchè Grassadonia chiedeva ai tre centrocampisti di alzare il baricentro e di creare la superiorità numerica a centrocampo, mossa azzeccata e che permetteva due volte proprio a Germano di calciare dalla distanza trovando l'opposizione in corner dell'attento Radunovic. Entrambe le squadre accantonavano spesso il gioco sulle fasce cercando l'imbucata centrale o la soluzione da palla inattiva, con Mammarella sicuramente più preciso rispetto ad un Vitale che, esterno con in un centrocampo a cinque, sembra davvero far fatica. Di azioni da gol nemmeno a parlarne, per fortuna i tre centrali difensivi granata non sbagliavano praticamente nulla francobollando a dovere Raicevic e Reginaldo, assai generosi, ma mai incisivi negli ultimi 16 metri. Quanto alla Salernitana, l'intesa tra Sprocati e Palombi era totalmente rivedibile e sovente i passaggi in verticale del fantasista granata non venivano capiti dal giovane golden boy scuola Lazio. Certo è che, checché ne dica Colantuono, Sprocati centrale (scelta in passato contestata anche a Bollini, oggi la società non dice nulla) fa tremendamente fatica e risulta un pesce fuor d'acqua. Del resto l'ex Perugia ha mostrato sempre il meglio del suo repertorio partendo dalla fascia, quando può puntare l'uomo e rientrare per calciare.
Tra i fischi del pubblico si chiudeva un primo tempo inguardabile, complice anche la scelta dell'allenatore di tenere in campo cinque difensori a cospetto di un avversario totalmente rinunciatario e che ha pensato sin dal riscaldamento esclusivamente a pareggiare. Eppure proprio la Pro partiva meglio nella ripresa creando un grande pericolo con Germano, bravo a tagliare verso il centro eludendo la marcatura di Monaco e Casasola (situazione simile a quella che portò al gol Signori in quel di Terni), ma poco lucido al momento della battuta. Tempo 5 minuti e Radunovic deviava con bravura in angolo un tiro dalla lunga distanza di Mammarella. A quel punto Colantuono, rintanato in tribuna stampa, decideva di cambiare modulo, uomini e atteggiamento: fuori Tuia e Palombi, dentro Rosina e Zito e passaggio al 4-3-3. Non a caso la Salernitana riprendeva a tambureggiare, spinta dal pubblico e forte di una buona condizione atletica. Buona parte del merito andava proprio ad Alessandro Rosina, bravo a prendere- finalmente- per mano i compagni di squadra e a dettare il passaggio in verticale smistando il gioco di prima intenzione a destra e a sinistra e tagliando verso l'area di rigore per attirare su di sè l'attenzione dei difensori e favorendo lo smarcamento di Sprocati e Ricci al limite dell'area. Doppio palo a parte, era una Salernitana completamente diversa, con tagli, cross, sovrapposizioni e circolazione di palla su entrambe le corsie che costringeva la Pro Vercelli a chiudersi con una sorta di 5-3-2 abbottonatissimo.
3-3-1-3 nel finale, ma manca la punta "cattiva" in area di rigore
Il calo del centrocampo, tuttavia, non permetteva di assediare l'area avversaria con continuità, colpa di un Ricci spettatore non pagante negli ultimi 20 minuti e mai propositivo con tiri dalla distanza come la circostanza avrebbe richiesto. Minala, invece, palesava grosse difficoltà atletiche, tecniche e tattiche e proprio un suo errato disimpegno favoriva un tentativo dalla distanza di Raicevic ben disinnescato da Casasola, nel finale trasformatosi in esterno offensivo aggiunto. Nel finale altro cambio coraggioso, ma giusto: fuori Pucino (forse una delle peggiori prove con la maglia granata, nessuna spinta in avanti e zero cross), dentro Di Roberto per una sorta di 3-3-1-3 che prevedeva l'arretramento di Vitale nella linea difensiva, Zito mezz'ala e Rosina tra le linee per giocare quanti più palloni possibile e innescare esterni e punte offensive. Il problema principale era l'inconsistenza di Bocalon, mai in anticipo sul diretto marcatore nonostante le decine e decine di cross giunti dalle fasce, spesso anche di facile lettura. Se, però, un attaccante che gioca in B non attacca mai il primo palo e si sposta verso il secondo, allora non c'è allenatore che possa farci granchè.
Eppure nel finale, dopo aver rischiato tantissimo con un contropiede gestito malissimo da Morra, la Salernitana la grande occasione l'ha avuta, ancora grazie ad un inserimento senza palla di Rosina, bravissimo a smarcarsi, ma maldestro nella conclusione. Uno 0-0 che forse sta stretto alla Salernitana, ma che amplifica i demeriti di una squadra bruttissima e rinunciataria per 70 minuti a cospetto di un avversario incerottato, ma davvero ben messo in campo da Grassadonia. Ora il calendario è durissimo, dove si potranno fare i 19 punti necessari se si fatica in casa con la Pro Vercelli?
Gaetano Ferraiuolo