Napoli

 

di Siep

Indaga anche l’Interpol sul caso dei tre napoletani spariti in Messico dal 31 gennaio scorso ma i familiari di Raffaele Russo, del figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino tengono alta l'attenzione sul caso. «Siamo convinti - dice Gino Bergamè, portavoce della famiglia - che siano rinchiusi in un carcere in Messico. Siamo stati contattati da familiari di altre persone che da tempo non hanno più avuto notizie dei loro congiunti. Qualcuno dei familiari vorrebbe raggiuntere il Messico, ma oltre al fatto che mancano i soldi sarebbe anche inutile e, forse, anche pericoloso». (vedi servizio 696 tv)

Quarantott'ore fa si era mossa anche la magistratura. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo d'indagine. Poi ci sono   tre messaggi vocali inviati via wapp da Cimmino e Russo junior ai familiari rimasti in hotel che chiariscono la successione degli eventi. Avevano spiegato di essere stati intercettati e fermati, senza un motivo, mentre facevano rifornimento di benzina. MIstero su mistero ormai da venti giorni.

Venti giorni senza più uno straccio di notizie sui desaparecidos. A questo punto la sparizione dei tre napoletani che lavoravano in Messico vendendo generatori elettrici non può che diventare un caso nazionale. Mobilitata l'ambasciata italiana.

Tra le «Case Nuove» - il quartiere nel quale i tre napoletani dei quali non si hanno più notizie - sabato sera c’è stata una fiaccolata, con raccolte di preghiera in alcune chiese del centro storico di Napoli. Si prega anche in Messico tra chi conosceva e frequentava i tre.

Ad esprimere vicinanza e solidarietà ai familiari delle famiglie Russo ed Esposito ci hanno pensato, ieri, i tifosi della Curva A dello stadio San Paolo. In occasione della partita tra Napoli e Spal, dagli spalti dell'impianto del San Paolo gruppi di tifosi hanno esposto prima del match un mega-striscione sul quale era scritto: «Liberate i napoletani in Messico».