di Andrea Fantucchio
«Ha provato ad avventarsi contro mio zio che gli ha sferrato uno schiaffo. Poi un altro uomo l'ha sparato alla schiena. Quando mio zio era a terra G.S. l'ha anche colpito con un calcio. L'aggressore ha fatto fuoco altre due volte. Aveva mirato alla testa di mio padre, ma non l'ha preso». Lo ha raccontato questa mattina in aula, il figlio di uno dei due uomini rimasti vittima di un'aggressione armata a rione Valle. La parte civile è rappresentata dal penalista Gaetano Aufiero, oggi sostituito in aula dal collega Stefano Vozella.
La vicenda dalla quale scaturisce il processo risale al luglio del 2015. Quando un 43enne è stato colpito da un proiettile. Operato d'urgenza, adesso vive sulla sedia a rotelle. L'uomo che ha sparato, giudicato col rito abbreviato, è stato condannato. Il processo di oggi riguarda invece l'altro aggressore, G.S., nei cui confronti è ipotizzato un concorso anomalo in tentato omicidio.
Il teste, di fronte al collegio giudicante presieduto dal magistrato Luigi Buono, ha spiegato di essersi recato, con padre e zio, sotto l'abitazione dei due aggressori. Volevano chiarire alcuni dissidi che c'rano stati nei giorni precedenti. Sul banco dei testimoni anche la cognata dell'uomo ferito. Ha spiegato come G.S., armato di coltello, abbia provato a colpire la vittima.
L'avvocato Gerardo Santamaria, che con il penalista Carmine Danna assiste l'imputato, ha evidenziato alcune presunte incongruenze fra le dichiarazioni rese dalla signora nel verbale della polizia giudiziaria, poi acquisito, e quelle fatte in aula (la donna aveva raccontato agli agenti che l'aggressore aveva provato a colpire il cognato con una testata, prima che quest'ultimo la schivasse sferrando uno schiaffo a G.S. che era poi caduto a terra. In aula ha spiegato, invece, che l'aggressore sarebbe sempre rimasto in piedi provando a colpire la vittima con l'arma)
Si torna in aula il 10 luglio. Quando è in programma l'escussione di alcuni testimoni che potrebbero rivelarsi fondamentali per l'esito del processo.