di Marco Festa - Inviato a Roma
A poco meno di tre mesi dal terribile infortunio occorsogli a Frosinone, Richard Lasik è stato il protagonista della diciassettesima puntata di “Nella tana coi lupi”, il format di 696 TV Otto Channel dedicato alle interviste in esclusiva ai calciatori e ai tesserati dell'U.S. Avellino. Direttamente da Villa Stuart, che ci ha gentilmente aperto le proprie porte, Lasik ha parlato a lungo, a cuore aperto. Inevitabile partire dal ricordo della sera del 17 novembre, con la dolorosa e drammatica frattura scomposta di tibia e perone che rimarrà scolpita nella sua mente, oltre che impressi nei ricordi di tutti.
“Mi sentivo molto bene, poi è arrivato questo brutto infortunio. Ricordo solo il dolore. Spero solo che non mi accada mai più una cosa del genere ma fa parte del calcio: purtroppo succedono anche queste cose. Dopo dieci minuti dal mio arrivo a Villa Stuart ho chiesto al dottore se mi dovevano tagliare la gamba, ma mi hanno assicurato che tutto si sistemerà e passerà tutto I primi giorni dopo l'operazione volevo solo che il dolore passasse, non pensavo a quanto tempo sarei dovuto stare fuori. Dopo qualche settimana però ho iniziato a sentire nostalgia del campo. A distanza di quasi tre mesi inizia a mancarmi lo spogliatoio, i compagni di squadra, gli allenamenti: è dura in questo senso. L'infortunio guarirà, non mi preoccupo, solo che faccio questo lavoro da quindici anni, tutti i giorni, e non mi era mai capitata un assenza così lunga.”
Ragazzo semplice, professionista esemplare: l'infortunio di Lasik ha toccato tutti nel profondo dell'animo per il suo valore umano ancor prima che per le qualità di calciatore. Una pioggia di messaggi, nei primi giorni di degenza, a dimostrarlo. Un conforto prezioso, per rialzarsi, insieme a quello, indispensabile, della compagna Bea e della figlia Natalia.
“Non sono riuscito a rispondere a tutti i messaggi che ho ricevuto perché sono stati tantissimi: mi hanno reso molto felice, mi sono appoggiato all'affetto delle persone. Ringrazio tutti: i tifosi, i colleghi, la società, il mio procuratore Federico Andrenacci. Non so come posso ripagare questo affetto, sicuramente attraverso il campo dove spero di ritornare il più presto possibile. La mia famiglia? Subito dopo l'infortunio ho messaggiato e chiamato la mia ragazza per fargli sapere cosa era successo, è venuta con mia figlia subito dopo l'intervento. Mia figlia e la mia ragazza sono qui a Roma con me, ora: mi stanno vicinissimi, senza di loro sarebbe tutto più difficile.”
La famiglia è importante anche per far correre via giornate inevitabilmente monotone e dure da sopportare, a lungo andare, con due sessioni di terapie al giorno per tornare come e più forte di prima.
“Tutti i giorni faccio colazione e vengo a fare terapie, poi andiamo a mangiare e dormo con mia figlia. Nel pomeriggio c'è la seconda seduta, torniamo in albergo, mangiamo e dormiamo: questi sono gli ultimi due mesi che sto vivendo.”
Ma è famiglia, per un calciatore, pure lo spogliatoio, la società, il club. Tutti al fianco di Lasik. Ieri come oggi.
“Mi hanno fatto piacere i ragazzi che sono venuti a trovarmi, Migliorini, D'Angelo e Biancolino, con tutta la famiglia. Sapere che si è nel pensiero delle persone è molto piacevole.”
E poi c'è mister Novellino. Lasik tornerebbe in campo anche domani per dimostrargli che quella sera, nella quale aveva ricevuto per la terza volta in stagione per la maglia da titolare, poteva rappresentare il primo passo di un percorso in crescendo.
“Ho avuto sempre un rapporto positivo con il mister, quando è arrivato non mi conosceva poi mi ha dato fiducia e l'ho ripagata. Purtroppo quest'anno è iniziato in salita con qualche problema fisico e ho saltato gran parte della preparazione. Novellino ha allora preferito puntare su altri giocatori. Quando era finalmente arrivato il mio momento è andata come è andata. Anche lui mi ha chiamato: ha detto, ci vediamo presto.”
Nella sfortuna una fortuna: essere a Villa Stuart. Dove nell'aria si respira professionalità allo stato puro; dove sui muri ci sono maglie con cognomi importanti: diventate autentici simboli di gratitudine.
“Villa Stuart è fantastica: i fisioterapisti sono davvero bravi, anche nel tenere su di morale gli atleti. I dottori, l'ambiente, è di alta qualità. Non c'è un posto migliore dove potrei essere.”
Per il momento Lasik non può allora che vestire i panni di tifoso speciale e osservatore esterno. Non ha dubbi sulle potenzialità dell'organico dell'Avellino, falcidiato, manco a dirlo, dagli infortuni.
“Bisogna guardare avanti, se continuiamo a giocare, a fare quello che stiamo facendo, il nostro obiettivo lo raggiungeremo di certo. Poi tutto quello che verrà sarà di guadagnato. Senza tutta questa sfortuna saremmo sicuramente nei play off.”
Insomma, la testa è inevitabilmente rivolta al futuro. A tinte rigorosamente biancoverdi. Adesso è anche una questione di principio, d'amore da ripagare. È matta la voglia di tornare a correre.
“Continuerà la mia esperienza all'Avellino: nella mia carriera non avevo mai giocato in una squadra con un tifo così. A Brescia, ad esempio, i tifosi sono molto più freddi. Mi mancano. Ci vuole tempo. Ho ancora qualche anno di contratto: spero di rimanere con l'Avellino e voglio giocare bene. Non penso ad altro. Quando torno a correre? La prognosi era quattro, cinque mesi. Ne sono passati tre. Spero che entro fine mese inizio a fare qualche corsa. Sto migliorando da un giorno all'altro e quando inizierò a correre spero che i tempi si riducano. Spero che ad aprile posso tornare a lavorare con la squadra. Rientro la prossima stagione? Farò il possibile per rientrare in questa, se non ce la facessi lo farò nella prossima. Dopo questi due mesi e mezzo credo che questo episodio mi da la forza di lottare di più e più di prima.”