Avellino

 

di Gaetano Ferraiuolo

Dalla vittoria del campionato con il Napoli alla sua fede per il Milan e l'Avellino, senza dimenticare l'esperienza con Cruijff, il rapporto con il vulcanico presidente Maurizio Zamparini, il gol siglato proprio contro i biancoverdi e la salvezza dell'anno scorso che, per sua stessa ammissione, ha regalato le stesse emozioni delle quattro promozioni in A che hanno impreziosito una carriera ricca di successi sia dentro, sia fuori il rettangolo di gioco. Un tuffo nel passato proiettandosi al futuro, il modo migliore per trasmettere carica e serenità all'ambiente in vista della delicata e difficile sfida con l'Empoli, ma anche per farsi conoscere dal popolo avellinese come uomo e non soltanto come allenatore. E' un Walter Novellino a 360° quello che, durante la trasmissione 0825 in onda ogni domenica alle 21 su OttoChannel (canale 696 del digitale terrestre), ha affrontato numerose tematiche con la schiettezza e la simpatia di sempre rispondendo anche alle domande dei telespettatori e dei tifosi che, per ore, hanno interagito con la nostra redazione. Ecco una sintesi delle sue dichiarazioni:

La vittoria sul Novara un'autentica boccata d'ossigeno...

“Il nostro girone di ritorno è stato abbastanza positivo. Siamo partiti vincendo contro il Brescia fuori casa, in altre circostanze non abbiamo raccolto quello che meritavamo, ma credo che abbiamo sempre espresso un buon calcio. Solo nel primo tempo con il Venezia non siamo mai entrati in partita e abbiamo perso meritatamente. Contro il Novara non è stata una bellissima partita, ma l’unica cosa che contava era raccogliere i tre punti e ci siamo riusciti. Gavazzi ha segnato una doppietta, questo conferma che l’assenza di alcuni calciatori di qualità per buona parte della stagione ha inciso e non era una scusante. Ora ci aspettano tre gare difficili, daremo il massimo come sempre”.

E' soddisfatto del gioco espresso dall'Avellino e dove bisogna migliorare?

“Il calcio di oggi è cambiato. Noi abbiamo giocatori fantastici come Asencio, Ardemagni, Castaldo e Bidaoui, ma non è semplice mantenere gli equilibri giusti quando devi gestire tanti calciatori così bravi e che meriterebbero di giocare sempre. Ho uno staff di spessore e stiamo cercando di migliorare giorno dopo giorno anche dal punto di vista tattico, grazie al lavoro dei centrali riusciamo a favorire gli inserimenti degli esterni e questa è una delle nostre armi principali. Quando per infortunio perdi tanti giocatori di qualità un allenatore deve necessariamente cambiare. Non sono difensivista come qualcuno ha detto in passato, ma la fase difensiva è fondamentale. Sono un “sacchiano”,  quando ero a Ravenna andavo a studiare Ulivieri, Ancelotti e altri allenatori che ritenevo maestri in questo campo. Come ho detto prima, a me piace il gioco che esprimiamo. Le nostre difficoltà sono scaturite anche dalla sfortuna e dall’assenza di determinati giocatori, avremmo potuto avere 4-5 punti in più. Nella stessa gara di Venezia, con tutti i nostri difetti, abbiamo subito tre reti su palla inattiva e questo sta a significare che con un po’ più di attenzione avremmo potuto fare meglio anche in un pomeriggio negativo Il mio calcio non deve dare punti di riferimento, il gioco non è mai mancato e contro Ascoli, Cremonese e Cesena avremmo ampiamente meritato la vittoria. Se avessi avuto tutti a disposizione…”. “

Quindi il maggiore rammarico deriva dalla classifica deficitaria...

"Anzitutto non è corretto dire che siamo in zona play out. Ci tengo a chiarire una cosa: a me nessuno ha chiesto di vincere il campionato. In quel caso la classifica sarebbe da giudicare insoddisfacente. A me il presidente ha detto che dobbiamo salvarci tranquillamente: raggiungiamo quanto prima i 50 punti, successivamente vedremo dove potremo arrivare. Io dico solo che, con tutto l’organico a disposizione, siamo davvero una buona squadra, con carattere e organizzazione. Purtroppo non sempre tutto riesce, ma la sfortuna la stiamo mettendo alle spalle. Ho sempre detto che l’acquisto più importante è stato Gavazzi, ora aspettiamo anche Morosini che era partito benissimo senza dimenticare Lasik, un professionista esemplare che ha subito un grave infortunio e che qualche volta incoraggio telefonicamente”.

Qualcuno da casa le chiede di allenarsi più spesso a porte chiuse per favorire la concentrazione ed isolare la squadra da critiche eccessive...

“Tre volte alla settimana mi sembra giusto e corretto aprire le porte degli allenamenti, è un discorso di rispetto verso la stampa. Certo, poi il giornalista scrive e dà vantaggi all’avversario, mentre io sull’Empoli non ho trovato nulla sé su facebook, né sui siti. Scherzi a parte, le porte chiuse sono una soluzione solo in determinati momenti particolari”.

Tornando alla gara di Novara, che partita è stata e da cosa bisogna ripartire per la prossima trasferta di Empoli?

“Come ho detto prima non è stata una bellissima gara, ma la vittoria era troppo importante. Molina e Rizzato erano in difficoltà, visto che non sono in panchina per prendere aria ho deciso di cambiare nella ripresa e di lanciare un messaggio alla squadra inserendo un elemento con caratteristiche offensive come Cabezas che, piano piano, metterà da parte i problemi fisici e che potrebbe tornare utilissimo già contro l’Empoli. Peccato che andrà via per motivi familiari, questa cosa mi dispiace”.

Ci presenti un po l'Empoli...

“Secondo me è la squadra più forte del campionato, il nuovo allenatore ha ripreso a giocare con il 4-3-1-2 che è il loro marchio di fabbrica sin dai tempi di Sarri. Sarà una battaglia, ma l’Avellino è pronto: quando guardo la classifica ci resto male perché valiamo molto di più, secondo me meritiamo zone alte e vedrete che piano piano ci tireremo su. E' un campionato molto equilibrato, basta poco per scendere o salire. Avete visto il calo del Palermo? Pagano il “non-gioco”. Noi abbiamo una nostra identità e credo che anche l'Empoli debba preoccuparsi della qualità dell'Avellino".

Che clima si respira all'interno del gruppo?

“Sicuramente la vittoria contro il Novara aiuta. Sappiamo che una parte di tifosi non è soddisfatta e ha palesato una certa delusione, ma i risultati curano ogni malumore e tutti dobbiamo remare nella medesima direzione. Io ringrazierò sempre il mio direttore sportivo e i miei calciatori: credo che tutti ci stiamo dimostrando all’altezza della situazione pur avendo convissuto con tanta sfortuna. In pochi sottolineano quanti calciatori mi sono mancati nelle ultime partite, Venezia compresa. Non è semplice trovare equilibri difensivi quando devo cambiare sempre formazione. Il calcio è cambiato, ma spesso non c’è tempo per migliorare perché conta soltanto il risultato. In Italia eravamo maestri della fase difensiva, ora concediamo molto dietro perché ci piace attaccare”.

Lei prima nominava il Palermo, che ricordi ha di Zamparini?

“Ora è diventato allenatore, forse ha fatto un corso a Coverciano. Scherzi a parte, con Zamparini ho vinto un campionato, a Palermo avevo esordito benissimo giocando una grande gara contro il Napoli. Sono state tappe importanti nel mio percorso di crescita professionale, fortunatamente mi sono tolto tante soddisfazioni. Nella mia carriera ho vinto un torneo di C e diversi  di B, arrivando fino alla coppa Uefa: ciò vuol dire che ho l’esperienza necessaria per gestire le pressioni, anzi in alcune circostanze possono rappresentare uno stimolo in più”.

Perchè tremano un po' le gambe in zona Cesarini?

“Abbiamo preso tanti gol negli ultimi minuti durante questa stagione che ci sono costati punti pesanti, ci può stare a livello mentale di avere un po’ di paura. Proprio per questo ho chiesto Morero, un ragazzo che trasmette serenità e che può dare un grosso contributo. In generale i nuovi acquisti hanno dato ulteriore forza al gruppo. Cabezas si è presentato con grande umiltà, ha qualità tecniche indiscutibili e gli ho chiesto di darci una mano. Mi dispiace molto sapere che potrebbe andar via per qualche giorno per problematiche familiari, non lo sapevo e approfondirò nelle prossime ore”.

Ancora sull'aspetto tattico: quali i punti di forza della squadra?

“La nostra forza è rappresentata dagli esterni, ho anche la fortuna di avere una prima punta che attacca lo spazio e che sa difendere palla favorendo questi inserimenti dalle retrovie e il tiro dalla distanza della sottopunta. I nuovi arrivati si sono calati bene nella realtà: De Risio mi piace molto, di Morero ho parlato prima, Cabezas ha avuto l’approccio giusto sin dal primo giorno e ha superato qualche acciacco fisico. Vedrete che quando saremo al completo ci toglieremo belle soddisfazioni. Ci tengo a precisare che il nostro lavoro parte dalla passata stagione e che anche l’anno scorso eravamo una squadra forte: c'erano i vari Omeonga, Verde, un portiere bravo come Radunovic. C’è un po’ di memoria corta, ma l’Avellino aveva qualità in tutti i reparti”.

Il suo rapporto con Taccone?

“Il presidente è il proprietario e quindi bisogna capire che può essere impulsivo. Bisogna imparare a conoscere il suo carattere, a volte uno sfogo va messo in preventivo. Il mio rapporto con Taccone è discreto, buono: l’importante è mantenere sempre un certo equilibrio, è una persona con cui si può lavorare molto bene. Bisogna fare i complimenti anche al nostro direttore sportivo, è un professionista molto competente e bravo a scovare soprattutto i giovani: se Asencio è qui è merito suo, va sottolineato. Ci tengo a precisare che i nostri tifosi meritano qualcosa in più e tocca a me darglielo. Per un irpino non è semplice far bene qui, ma è uno stimolo in più per me”.

Quanto vi manca avere lo stadio pieno?

“Facciamo un po' di amarcord e torniamo al 1995, quando si giocava Gualdo-Avellino. 400 tifosi erano di Gualdo, 15mila di Avellino. Quando sono andato a Napoli c’erano 800 persone, sono andato via in un San Paolo da 90mila. La mia speranza è che si possa ricreare quel clima importante di una volta, dipende tutto dai risultati e siamo noi a dover trascinare la gente allo stadio perché ci possono dare una grossa mano”.

E' vero che in estate ha provato a strappare Donnarumma all'Empoli quando ha saputo che lasciava Salerno?

“Ho sempre detto che Donnarumma in area di rigore è determinante, è un calciatore di grande qualità e che guarda la porta come pochi in questa categoria. In estate non nascondo che lo avevamo cercato, ma ha fatto una scelta diversa che bisogna rispettare, preferendo Empoli ad Avellino. Mi piace perché incarna l’attaccante moderno: è tecnico, attacca la profondità, dà ampiezza. Dico, però, che sono soddisfatto anche del nostro reparto offensivo. Noi lavoriamo nei rettangoli e cerco di insegnare ai miei giocatori i movimenti da fare per occupare tutti gli spazi, sono contento del loro lavoro perché sono consapevole che il mio non è un calcio semplice”.

A proposito di reparto offensivo, ci parli un po' dei suoi attaccanti e del loro momento psicofisico...

“Ardemagni è il classico giocatore che vuol sempre partire dal primo minuto, a volte va coccolato e in altre circostanze si può essere anche un pochino più duri. Oggi si è allenato molto bene, è recuperato e a disposizione. Castaldo si gestisce più facilmente. Un allenatore deve essere leale e parlare in faccia, il tipo diretto e schietto può dar fastidio, ma a 64 anni ho soltanto bisogno di portare in alto l’Avellino, non di diventare chissà cosa. Con me possono imparare e ne sono convinto, basti vedere i grossi miglioramenti di Asencio. A volte salta a vuoto e deve migliorare nei tempi della giocata, ma credo che i risultati si stiano vedendo”.

Qualcuno dice che Ngawa renda meglio come centrale...

“Ngawa è stato preso dal nostro presidente con la speranza che imparasse a giocare, io lo impiego laddove ho bisogno. So dove deve essere schierato, non ho bisogno di consigli: è un calciatore che ha le qualità per ricoprire tutti i ruoli del reparto difensivo, Taccone è stato bravissimo. La prima cosa che ho notato è stata la sua velocità e ho cercato di costruire alcune giocate per esaltare le sue caratteristiche. Non sono un impiegato statale, studio le partite e so perchè contro il Novara abbiamo schierato la difesa in quel modo: Puscas stava segnando tanto di testa, noi in questo pecchiamo un po’ e proprio per questo ho riproposto Kresic, altro ragazzo che avrà tanto spazio perchè sta crescendo”.

Ovviamente i tifosi da casa le chiedono di vincere all'Arechi tra qualche settimana...

“Dal derby sono nati i nostri momenti meno fortunati, tutti aspettiamo la partita di ritorno contro la Salernitana”.

Cosa si prova, da irpino, a guidare questa squadra?

“Mi dispiace tanto che non ci siano più né mamma, né papà: per loro sarebbe stato il massimo vedermi sulla panchina dell’Avellino. Ho sposato questa causa perché ero convinto di poter dare qualcosa di mio ai colori biancoverdi, è un’avventura che mi stimola molto e spero di vedere questa squadra sempre più su perché questa classifica non rispecchia i nostri valori. Le contestazioni? Non mi interessano le critiche, ognuno può avere il proprio pensiero, ma non bisogna mai perdere la razionalità. A volte si dà fiato alla bocca senza ragionare, io vado avanti per la mia strada”. “

Angolo dei ricordi: ci parli un po' della sua carriera e delle differenze tra calcio attuale e quello passato...

"Ho giocato una sola gara con la Nazionale, forse questo mi dispiace. Oggi non ci sono calciatori di qualità, all’epoca c’erano due mostri sacri come Causio e Sala che facevano il mio stesso ruolo. Andavo sempre nella Nazionale B, ma anche lì mi sono tolto diverse soddisfazioni. Con il Milan abbiamo cucito sul petto la prima stella, ricordo con piacere che ho giocato con Cruijff che era un fuoriclasse. Rimasi al Milan anche quando retrocedemmo per il calcioscommesse, una scelta di cuore che mi rese orgoglioso. Quando affrontavo l’Avellino mi riempivano di fischi, una volta mi è capitato di segnare contro. Ricordo anche il gol negli anni Ottanta contro il Catanzaro di Ranieri. Il soprannome Monzon? Caratterialmente sono un buono e sono una persona molto educata, il paragone non deriva dall'aspetto comportamentale. Ricordo che al Toro ero spesso aggregato con la prima squadra, in quel momento Benvenuti era andato a trovare il capitano Ferrini e notarono questa somiglianza. Non nego che le maggiori soddisfazioni me le sono tolte come allenatore, dove sono andato ho vinto e sono molto contento. La salvezza dell’anno scorso, però, ha regalato le stesse emozioni delle quattro promozioni dalla B alla A”. 

Chiudamo con un appello al pubblico?

"Anzitutto posso assicurare che le vicende societarie non rappresentano un elemento di distrazione: noi dobbiamo pensare al campo e rispettare i ruoli. Quanto alla squadra, ora che siamo al completo possiamo toglierci delle belle soddisfazioni e dimostrare che non meritiamo quella classifica. Sin da Empoli speriamo di portare a casa un altro risultato positivo. Solo così ci ricompatteremo tutti per il bene di un gruppo che deve rendere onore al nostro soprannome di lupi e combattere in ogni partita".

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